“Io sostengo che questo Governo debba terminare il suo lavoro all’inizio dell’anno prossimo, andare a votare quindi nel 2014, prima del semestre europeo, facendo la legge elettorale e la legge di stabilità”. Lo ha detto il parlamentare Pd e candidato alla segreteria nazionale del partito, Pippo Civati, alla Festa dell’Unità di Bologna. “Per me Letta non è un parafulmine (ha detto riferendosi alle parole del premier) e non faccio battutine, faccio una considerazione di ordine politico” aggiunge Civati che al sindaco di Firenze (e sfidante per la guida dei Democratici) Matteo Renzi ricorda che “per asfaltare ci vuole la strada“.

“Renzi dice che sostiene il Governo Letta, che si va fino al 2015″ continua Civati, rimarcando però che “senza un percorso davanti non capisco nemmeno perché candidarsi ora alla premiership”. Ai cronisti che, a tal proposito, gli chiedevano se il candidato premier e il candidato alla segreteria debbano pertanto essere figure e strategie politiche distinte, Civati replica, “non necessariamente”. “Però – afferma – chi si candida a premier dicendo che si vota tra due anni è un po’ strano”.

Sala piena con oltre mille persone, Get Lucky dei Daft Punk a tutto volume e una marea di battute alla Crozza. Pippo Civati chiude a Bologna la sua mini campagna elettorale tra le Feste dell’Unità, pardon del Pd, per la sua corsa a segretario. Il primo a candidarsi alla guida del partito è anche l’ultimo a passare nel cuore rosso del Pd scatenando un entusiasmo inatteso tra i sostenitori democratici, gareggiando alla pari di Gianni Cuperlo in fatto di presenze e alla pari di Renzi in quanto ad attenzione verso le idee per cambiare il partito.

E l’eterogeneità della proposta Civati, orientata sì a sinistra (“sogno un Pd con Vendola, anche se lui ora vede già vincitore Renzi”), ma illuminata dalla lunga ombra dell’Ulivo (“Nel mio partito Prodi e Rodotà”) si riscontra dai presenti in platea. Assente il gotha del partito locale e regionale, ma in prima fila alcuni cani sciolti civatiani della prima ora: i consiglieri regionali Antonio Mumolo e Thomas Casadei; il giovane economista scuola Stiglitz, Filippo Taddei, la prodiana Sandra Zampa (“Non ho ancora deciso chi appoggiare, ma sono qui perché Pippo ha fatto sempre tutto per dare una mano al Pd”); il deputato Sergio Logiudice (“Non so se lo voterò, ma è quello con una posizione più avanzata sui diritti civili”).

Civati risponde alle domande dal palco per un’ora e mezza e oltre al consueto sarcasmo quasi da commedia (la battuta più quotata è “Violante e Quagliariello sono oramai una coppia di fatto”, n.d.r.) non risparmia frecciate al veleno per i bersaniani passati con Renzi: “Oggi ho visitato una azienda che si occupa di riciclo. Mi pare che anche qui ci siano tanti riciclati, soprattutto a Modena, meno a Bologna”. E ancora: “Io non mi pento di aver sostenuto Bersani alle primarie, magari si dovrebbero pentire quelli che adesso improvvisamente votano Renzi”.

E sull’identità di un partito che ha smarrito la bussola che Civati spinge il pedale dell’acceleratore: “Il Pd non sta al passo della società italiana: perché non si spende per battaglie civili? Perché non ha un’idea di laicità? Modernità non significa soltanto andare a destra”. Un declino confermato dal calo dei tesserati che per l’ex sindaco di Monza nasce innanzitutto dai 101 “traditori” che non votarono Prodi Presidente della Repubblica: “Se sarò segretario del Pd prima di ricandidare qualsiasi parlamentare voglio sapere se ha votato contro Prodi nel marzo scorso. Il mio sarà un Pd ‘101 free’ ”.

Altro imputato del declino del Pd, con cui dialogare assolutamente, è il Movimento 5 Stelle: “Hanno avuto alcune trovate da liceo, ma sono stata una ventata di aria fresca in Parlamento. Io rimango dell’idea che con il voto a Rodotà come Pd e insieme a loro avremmo potuto dare un segnale diverso al paese”. E sempre dalle parti di Grillo c’è la proposta del reddito minimo garantito: “Perché l’unico a parlarne in campagna elettorale è stato lui? Esiste in tutta Europa, doveva essere un tema nostro. E ricordatevi che Grillo prima di fondare il Movimento poneva domande al centrosinistra, si rivolgeva noi, diceva perché non cambiate?”.

E ancora, a proposito del congresso del Pd: “Io il congresso, innanzitutto, lo vorrei fare perché qui c’è un vincitore senza congresso. Non ho ancora sentito parlare di forma-partito, di cose da fare, di quanto dura questo Governo, di come usciamo dall’Imu, di quelle cose che interessano alle persone e ai nostri militanti” aggiunge Civati. “E’ una grande rappresentazione collettiva, un po’ ipocrita e un po’ gattopardesca per alcuni – conclude Civati – io faccio semplicemente un’altra cosa”. Poi una stoccata da indipendente “suicida”: “Dobbiamo essere più intransigenti su un tema come il conflitto d’interessi non solo per Berlusconi. Basta con queste fondazioni e con i cda dove vengono paracadutati i politici. Io se non sarò più parlamentare mi troverò un posto di lavoro da solo”.

Infine un affondo sull’Emilia Romagna e su Bologna che l’hanno inaspettatamente accolto alla pari, almeno numericamente, dei più potenti Cuperlo e Renzi: “Siete un mito per noi che vi vediamo da fuori. Il Pd nel paese non è nel tessuto istituzionale come qui. Allo stesso tempo dovete superare, paradossalmente, un limite: l’Emilia Romagna non è il mondo, anche qui c’è parecchio da fare”.