Cinque anni fa il crack che ha sconvolto l’economia di tutto il mondo. Il fallimento della banca d’affari americana Lehman Brothers è stato una delle principali cause della crisi attuale, che dopo aver messo in ginocchio in crisi gli Stati Uniti ha affossato l’Europa e il mondo intero. Per quella bancarotta nessuno ha pagato e probabilmente lo farà: domenica 15, infatti, scadono i termini per la presentazione di eventuali azioni penali contro i manager dell’istituto e finora non sono stati depositati atti.

Ad averci rimesso, invece, sono in tanti: l’economia del pianeta, certo. Ma in prima di tutto i risparmiatori: i risarcimenti languono e non rimborseranno che parzialmente (28 centesimi per ogni euro investito) le cifre perdute. Mentre qualcuno è riuscito perfino a guadagnarci: sicuramente legali e contabili, che hanno incassato almeno 3 miliardi di dollari di parcelle, ma anche gli hedge fund, che speculando sulla vicenda hanno portato a casa cifre a nove zeri. 

Intanto i banchieri che hanno innescato il terremoto stanno tutti decisamente bene. A partire da Richald Fund, il “gorilla di Wall Street“, ex amministratore delegato di Lehman che diede avvio al massiccio acquisto di titoli garantiti da mutui subprime (letteramente ad alto rischio di insolvenza). Dopo il fatidico 15 settembre 2008, Fund ha trovato di nuovo lavoro: è stato all’hedge fund Matrix Advisor, uno dei tanti “fondi locusta”, come sono stati comunemente ribattezzati quei fondi d’investimento che operano con l’obiettivo  di spremere valore da una società per poi uscire e andarsene a cercarne un’altra per ricominciare  il ciclo; poi è passato anche da Brokerhaus Legend Securities. Così, dal 2000 è riuscito ad accumulare un tesoro di circa 457 milioni di dollari.

Fund, come anche gli altri ex manager di Lehman, può stare tranquillo anche dal punto di vista penale: domani scadono i termini per la presentazione di eventuali azioni. E non dovrebbero esserci sorprese dell’ultima ora: la Sec (la Consob americana) ritiene che non ci sia base legale per agire e ha segretamente abbandonato nel 2012 le indagini, ormai divenute una caccia alle streghe. Nonostante le pressione dell’allora numero uno dell’Authority, Mary Schapiro, sulla squadra che si occupava delle indagini su Lehman, nulla è stato possibile. Lehman Brothers era già fallita e quindi avanzare un procedimento non avrebbe portato a nulla e, secondo quanto rilevato dagli ispettori, l’ad Fuld non era conoscenza delle pratiche illegali usate nel suo istituto.

Meno bene è andata a chi aveva investito sulla banca. Tra questi, anche 127mila italiani. “A cinque anni dal crack, che secondo stime internazionali ha distrutto 40 milioni di posti di lavoro nel mondo globalizzato e colpito anche 127mila risparmiatori italiani ai quali erano state vendute polizze index con sottostanti titoli Lehman e circa 6 miliardi di obbligazioni dei 35,4 miliardi di euro emessi dalla compagnia olandese Lehman Brothers Treasury, i risarcimenti a rate (che arriveranno a coprire circa 28 centesimi per ogni euro investito) languono”, denunciano Adusbef e Federconsumatori. “Secondo alcune stime, solo i costi diretti della bancarotta Lehman sono stati valutati in 620 miliardi di dollari, i costi indiretti fino a 6.850 miliardi di dollari, mentre il famoso blog finanziario Usa Zero Hedge, ha calcolato che rimettere in sesto le banche e far ripartire l’economia globalizzata avrebbe avuto un costo di 18.000 miliardi di dollari”. 

Al fallimento, invece, hanno brindato avvocati e speculatori. Legali e contabili che hanno curato la procedura fallimentare della banca d’affari hanno incassato complessivamente 3 miliardi di dollari di parcelle, 2 miliardi dei quali negli Stati Uniti e uno in Gran Bretagna. Sorridono anche gli investitori che, nonostante il panico che si è scatenato con il fallimento, hanno tenuto duro e approfittato della crisi, acquistando a piene mani titoli e junk bond, i cosiddetti bond spazzatura: hanno incassato ritorni fino al 50 per cento. Per non parlare degli hedge fund, che si sono visti riconoscere dall’Estate che cura la bancarotta di Lehman miliardi di dollari. Dal 2012, sono infatti stati restituiti ai creditori di Lehman quasi 50 miliardi di dollari, molti dei quali finiti nelle casse degli hedge fund che, subito dopo la bancarotta, avevano corteggiato con successo gli investitori di Lehman che non volevano aspettare i tempi legali per veder soddisfatte le loro richieste, acquistando per poco le loro rivendicazioni ora milionarie. L’hedge fund Paulson & Co. ha già guadagnato – secondo indiscrezioni – un miliardo di dollari sul suo investimento in Lehman, Elliot Management 700 milioni. A dimostrazione che anche quando tutto crolla c’è sempre qualcuno in grado di guadagnarci. Specie nel mondo della finanza.