Mi è del tutto incompensibile il silenzio delle forze politiche in merito all’attività referendaria lanciata dal partito radicale. La scelta è variegata e, ammesso che non si debba condividere tutta la proposta radicale, credo che alcuni dei temi trattati siano di interesse strategico per rendere questo Paese un poco più moderno rispetto al passato.

So bene che alcuni argomenti rappresentano materia spinosa: i quesiti sulla giustizia, ad esempio, per me condivisibili, sono alieni da una cultura e da una sensibilità che nella Magistratura rinviene l’ultima roccaforte ad una decadenza morale senza speranza.

Ma il resto? Droghe leggere, prostituzione, testamento biologico, divorzio breve, il vergognoso 8 per mille alla Chiesa cattolica quando non volutamente espresso, insomma una serie di argomenti che rappresentano, nella vita di tutti noi, non solo una o più discussioni che accompagnano le cene con gli amici ma soprattutto una folata di libertà che forse ci renderebbe tutti più responsabili.

Un silenzio assoluto e non solo da parte del sistema mediatico a cui il partito radicale è abituato da tempo. Ma anche del sistema politico ed in particolare dei partiti o dei movimenti che riconoscono nella libertà individuale un principio da cui non si può prescindere.

Nel continuo parlare di mancanza di politica, superata talvolta dalla centralità della economia oppure da esigenze europee o, in ultimo, dalla pochezza della elite che baratterebbe una poltroncina con il più nobile dei principi, si consuma, in un silenzio irreale, una delle ultime occasioni per ribadire a quale sentire comune si vuole afferire: quello libertario che nella coscienza individuale trova il proprio baricentro o, alternativa per me orribile, quello bigotto della eticità di uno Stato che deve decidere per tutti.

Sconfitta la politica, quella vera, quella fatta di idee e non di chiacchiere con il beneplacito di tutta la rappresentanza parlamentare che preferisce deporre lo sguardo verso orizzonti più rassicuranti per il proprio elettorato, distogliendolo dalle battaglie civili di cui questo Paese ha un enorme bisogno.

E quindi non è un caso se chi fa veramente politica oggi è fuori dal Parlamento: tutti gli altri amministrano il proprio elettorato alla stregua del direttore di un supermercato che nella fidelizzazione del proprio cliente rinviene la propria missione.