Se i crediti di Intesa SanPaolo nei confronti della scatola di Romain Zaleski, la Carlo Tassara, oggi classificati tra i crediti incagliati, dovessero passare a sofferenza nel prossimo futuro e provocare perdite rilevanti per la banca, non si può escludere che venga valutata la richiesta un’azione di responsabilità nei confronti dei passati amministratori della banca.

Parola di Carmelo Casciano, avvocato e presidente di Azione Intesa SanPaolo, associazione dei piccoli azionisti dell’istituto di credito, intervenuto sulla scottante questione dei debiti miliardari del finanziere franco-polacco vicino al presidente della banca, Giovanni Bazoli. “E’ un discorso delicato, che va supportato con i numeri e su cui vanno chiesti chiarimenti in assemblea per poi eventualmente valutare una soluzione del genere – ha detto l’avvocato all’Adnkronos – . Ma non la escluderei a priori. A mio parere c’è la possibilità per fare una riflessione su questo punto”.

La Carlo Tassara, ha ricordato Casciano, fa parte di quelle situazioni “poco trasparenti“, che rientrano in una gestione “politica” della banca. “Sappiamo tutti come funzionava: Zaleski si faceva prestare i soldi dalle banche, dando in pegno le azioni agli istituti”, ha aggiunto. Il gioco, utile a garantire per anni, tra l’altro, la stabilità e i pesi dell’assetto di controllo della maggiore banca italiana, è durato fino alla crisi esplosa nel 2008, che ha fatto precipitare le quotazioni degli istituti italiani. Ora “è fortissimo il rischio che la banca debba portare a libro delle sonore perdite“, ha ricordato l’avvocato.

Intanto dovrebbe essere decisa all’inizio della settimana prossima la data dell’incontro tra le banche creditrici della Carlo Tassara e la società, gravata da un debito di oltre 2,2 miliardi di euro, per trattare del piano di ristrutturazione, alla luce delle modifiche chieste da Unicredit. Le banche più esposte, com’è noto, sono Intesa SanPaolo e, a seguire, Unicredit. A sua volta la Carlo Tassara è azionista, sotto il 2%, di Intesa e ha in portafoglio quote anche di altre banche creditrici, come Mps, Bpm e la stessa Ubi, ma non di Unicredit.

In particolare la banca di Bazoli è esposta verso la società di Zaleski per 1,2 miliardi e nell’ultimo semestre ha dovuto riclassificare 800 milioni da crediti ristrutturati a crediti incagliati, cosa che ha fatto salire gli incagli del gruppo a quota 13.114 milioni a fine giugno, dagli 11.495 milioni di fine dicembre 2012.

Costituiscono incagli, come ricorda la semestrale, “le esposizioni nei confronti di soggetti in una situazione di temporanea difficoltà, che si prevede possa essere rimossa in un congruo periodo di tempo nonchè quelle esposizioni per le quali, pur non ricorrendo i presupposti per la classificazione tra le sofferenze, risultino soddisfatte le condizioni oggettivamente previste dall’organo di vigilanza”.

Il debito della Tassara è congelato dal 2008, anno in cui la società è stata affidata all’ex banchiere di Unicredit prima e Intesa poi, Pietro Modiano, che la presiede ancora oggi, grazie ad un accordo di standstill (sospensione) che le ha consentito di non vendere le azioni in portafoglio le quali, dopo il crollo dei titoli bancari e assicurativi italiani in seguito alla crisi finanziaria, hanno perso buona parte del loro valore. La speranza era che i corsi azionari si riprendessero, consentendo così al portafoglio titoli di superare di nuovo i debiti, ma sono ormai passati cinque anni e i titoli bancari e assicurativi italiani languono. Basta pensare che nel 2007 il titolo Intesa SanPaolo quotava tra 4,6 e 5,7 euro, largo circa, mentre oggi vale intorno a 1,5 euro.

Unicredit ha chiesto alcune modifiche all’ennesimo accordo di ristrutturazione, tra cui il fatto che il consiglio di amministrazione della Tassara sia composto per la maggior parte da consiglieri indipendenti e che vengano ceduti tutti gli asset in portafoglio, per ridurre l’indebitamento. Le posizioni tuttavia paiono avvicinarsi, se, come riporta oggi il quotidiano finanziario Mf, sarebbe stato trovato un accordo sul debito della Metalcam, una delle aziende in portafoglio, cosa che consentirebbe di metterla in vendita, come chiesto da Unicredit.