Crotone, Reggio Calabria, Siracusa e poi, certo, Catania. Partono da Aleppo, Daraa, Idleb, Duma e ovviamente la martoriata città di Homs. Sono iniziati a gennaio del 2012 gli “strani sbarchi” di siriani in Italia. All’inizio arrivavano in piccole imbarcazioni e in numero ridotto. Ora arrivano a centinaia in grandi pescherecci. Un incremento dovuto principalmente al peggioramento della guerra civile nel Paese che, secondo i dati aggiornati dell’Alto commissariato Onu per i rifugiati, Unhcr, conta più di due milioni di profughi oltre confine: mezzo milione in Giordania, 400mila in Turchia, oltre 600mila mila in Libano, e altri 250mila tra Iraq e Egitto.

Questi sono i numeri ufficiali. Quelli reali, invece, fotografano tutt’altra verità. Ci sarebbero oltre un milione di siriani in Libano, un paese grande come il Lazio dall’estrema fragilità politica che ha visto incrementare la sua popolazione del 20 percento in due anni. Tanto da aver appena bandito l’ingresso ai palestinesi siriani in fuga dalla guerra. Sono le famiglie che arrivano dal grande campo profughi di Yarmuk, a Damasco. Famiglie che fuggirono già dalla Palestina nel 1948 riparandosi nella vicina Siria. Sono i doppiamente profughi, sono quelli che più di altri fanno rete e si aiutano a vicenda, anche organizzando i viaggi della speranza verso l’Europa dove dall’inizio del conflitto si sono registrate 40mila domande d’asilo. Il 60 percento delle quali sono però distribuite solo tra Germania e Svezia. Difficile invece contare realisticamente il numero degli ingressi illegali, secondo Frontex, l’agenzia europea del controllo delle frontiere, 7mila dei 37mila immigrati entrati clandestinamente via mare nell’Ue nell’arco del 2012 sono siriani. Ma va calcolato ovviamente l’incremento degli ultimi mesi. Basti pensare alle centinaia di persone giunte con gli ultimi sbarchi: nel mese di luglio a Siracusa più di 300 migranti (egiziani e siriani); il 10 agosto a Catania ,102, di cui sette hanno perso la vita. Uno sbarco drammatico a cui ne è succeduto un altro, senza incidenti, che ha visto l’arrivo di 80 migranti l’11 agosto a Reggio Calabria. Ancora una volta siriani e egiziani.

Lo strano binomio è dovuto principalmente a due ragioni, la prima è che i siriani partono dall’Egitto, in particolare dal porto di Alessandria, la seconda è che i trafficanti sarebbero egiziani, persone che reclutano i potenziali “clienti” in Siria con contatti locali. Tra i primi sbarchi italiani avvenuti nel 2012 c’erano persone partite addirittura dalle coste siriane (da Latakia). Un viaggio che conosce bene Hossam M., in Svizzera da ormai cinque mesi. “Ci hanno fatto prima approdare sulle coste turche vicino al confine con la Siria (nella regione di Alessandetta, ndr). Da lì il viaggio è poi proseguito su un piccolo natante egiziano di 8 metri”. Dopo una prima tappa a Creta, “con gente che scendeva e altra che saliva”, si è passati a un’imbarcazione più grande. Il pacchetto, “dieci giorni 5mila euro” non deve avere avuto però molto successo perché la cosa più semplice è appunto partire dal nord Africa: Egitto, Libia o Tunisia. Magari praticando le rotte di sempre verso Lampedusa o Pantelleria. “Rotte probabilmente non studiate”, dice Vittorio Alessandro, attuale presidente del Parco delle Cinque Terre, già comandante della Capitaneria di Porto durante l’emergenza sbarchi del 2011. È per questo che assistiamo a sbarchi un po’ “improvvisati”, dovuti in parte anche alla mancanza di esperienza delle organizzazioni che hanno preso in mano il traffico dei siriani.

Ma una cosa è sicura. Quella di Catania, precisa Alessandro, “è una rotta che si ripeterà, per questo andrebbe già predisposto un rafforzamento del dispositivo, come avvenne a Lampedusa nel gennaio del 2011″. Di numeri molto più consistenti è fatto invece il business (in mano per lo più a trafficanti iracheni) dei viaggi via terra. Dalla Turchia, dalla Grecia o dalla Bulgaria, i migranti si comprimono dentro camion merci e per una cifra quasi mai inferiore ai 10mila euro. Se tutto va bene e non vengono truffati, arrivano in Nord Europa. Tappe preferite Germania, Svizzera e Svezia. Dove non a caso si sono concentrate le richieste d’asilo politico, entro il 2013 Stoccolma ne attende almeno 18mila. In Italia invece fino al 2012 erano ferme a quota 400.

di Susan Dabbous