Il ministro Fabrizio Saccomanni fa una sheda tecnica per risolvere un problema, quello dell’Imu, diventato ormai politico: sul sito del ministero compaiono i nove scenari possibili per sciogliere il nodo della tassa sul mattone. E, naturalmente, le conseguenze economiche. Nel caso dell’abolizione totale per la prima casa si parla di efficienza scarsa e di impatto regressivo, sottolineando che ne beneficerebbero soprattutto i contribuenti più ricchi. Tanto basta a scatenare il Pdl. Da Renato Brunetta a Daniele Capezzone, la linea è chiara: “Grazie per il documento, ma non cambiamo idea. E Letta rispetti i patti”. Mentre dal Pd Guglielmo Epifani avverte che “su Iva e Imu cerchiamo soluzioni logiche e compatibili”.

Saccomanni sottolinea che serve un “chiarimento delle implicazioni concrete delle varie proposte, nella consapevolezza che le scelte politiche debbono basarsi su adeguati approfondimenti tecnici”. E spiega che il documento “offre valutazioni su una gamma di ipotesi di intervento: non ha la pretesa di essere esaustivo, ma cerca di tener conto di quanto è emerso negli ultimi mesi, nel dibattito politico, negli interventi accademici, nelle audizioni parlamentari, nei rapporti degli organismi internazionali“. Infine – dice il ministro – “esprimo l’auspicio che questo lavoro possa rispondere all’obiettivo che mi ero prefisso quando l’ho avviato: offrire un contributo al dibattito in corso, al chiarimento delle implicazioni concrete delle varie proposte, nella consapevolezza che le scelte politiche debbono basarsi su adeguati approfondimenti tecnici”.

L’abolizione totale dell’Imu “avrebbe un effetto regressivo”
Analizzando l’ipotesi di abolizione totale dell’Imu, il ministro solleva diversi dubbi sulla proposta del centrodestra. L’ipotesi di esenzione totale sulla prima casa “non sembra pienamente giustificabile sul piano dell’equità ed efficienza del tributo”, si legge nel documento che sottolinea anche come la misura avrebbe “un effetto fortemente regressivo: il beneficio aumenterebbe al crescere del reddito complessivo”. Nel documento si spiega che “i contribuenti con redditi tra i 75mila euro e i 120mila euro risparmierebbero 455 euro e quelli con redditi superiori a 120mila euro 629 euro. Al contrario, il beneficio per i contribuenti più poveri sarebbe sensibilmente inferiore: per i contribuenti con reddito fino a 10mila euro il risparmio sarebbe di soli 187 euro”.

Tale ipotesi, spiega Saccomanni, “comporta una perdita di gettito che si riflette interamente in una riduzione delle entrate comunali. Il meccanismo più semplice per attuare una compensazione è quello di assegnare agli enti la metà del gettito riscosso nel 2012. Questo meccanismo di compensazione eviterebbe comportamenti opportunistici da parte di Comuni che potrebbero aver aumentato l’aliquota solo in previsione di maggiori trasferimenti compensativi relativi all’Imu 2013. La compensazione potrebbe avvenire aumentando le risorse del Fondo di Solidarietà Comunale”.

Le ipotesi migliori tra quelle allo studio del ministero dell’Economia, secondo il documento, sono la service tax e una maggiore autonomia decisionale ai Comuni. “La derubricazione della revisione Imu su prima casa con destinazione di risorse per la parziale abolizione dell’imposta all’allentamento del patto di stabilità dei Comuni e la service tax sono le uniche ipotesi ad alta efficienza”, afferma infatti il ministero dell’Economia. Si potrebbe puntare così ad accrescere l’autonomia finanziaria delle amministrazioni comunali, potenziando i margini di discrezionalità sul fronte della Tares e dando loro la possibilità di introdurre una service tax per la copertura dei servizi indivisibili.

Brunetta risponde: “Proposte governo arrivino al più presto”
Non si è fatta attendere la reazione del Pdl, a partire da Renato Brunetta.
“Apprezziamo molto le 105 pagine che il ministro dell’Economia e delle Finanze, Fabrizio Saccomanni, ha pubblicato oggi. Certamente un ottimo lavoro da ufficio studi, delle cui  valutazioni di natura quantitativa e qualitativa terremo assolutamente conto”, ha detto il capogruppo del Pdl a Montecitorio. E ha aggiunto: ”Oggi, però, occorre fare delle scelte che si basano sull’assunzione di responsabilità politiche, in virtù degli impegni presi non solo a livello di maggioranza, ma anche, soprattutto, nei confronti del Paese. È ormai il tempo delle proposte: chiare politicamente, responsabili finanziariamente e utili per l’economia del nostro paese. Ci auguriamo che arrivino quanto prima”.

Schifani insiste: “La nostra politica non cambia”
In risposta al ministro è intervenuto anche il presidente dei senatori del Pdl Renato Schifani. “La decisione di abolire l’Imu sulla prima casa è politica, spetta al governo assumerla e al Parlamento approvarla”, ha avvertito. “Chiediamo al presidente Letta di mantenere gli impegni assunti. Le ipotesi e le valutazioni dei tecnici del ministero dell’Economia, che noi conoscevamo e che oggi vengono rese di dominio pubblico, non spostano di una virgola la nostra posizione”. Mentre Daniele Capezzone, presidente della Commissione Finanze della Camera e Coordinatore dei dipartimenti del Pdl, ha aggiunto: “Le analisi, gli scenari e le simulazioni del Mef sono sempre utili per approfondire, ma ora è il tempo delle decisioni. L’Imu sulla prima casa va abolita. Pacta sunt servanda”.

Colaninno (Pd): “Bene Saccomanni sull’Imu”
Il documento di Saccomanni è invece accolto a braccia aperte dal Partito Democratico.
“E’ l’occasione per arrivare velocemente alla soluzione definitiva: dopo cabine di regia e incontri bilaterali possiamo finalmente accelerare ricercando un compromesso”, ha dichiarato Matteo Colaninno, responsabile Economia del Pd. “Infatti, deve essere chiaro che, sull’Imu, la clausola generale è che tutti quanti dovremo arrivare a un punto di mediazione necessariamente diverso dalle rispettive posizioni di partenza; dobbiamo cioè favorire il ministro Saccomanni nell’opera di costruire una soluzione condivisa, equa e che assicuri la stabilità dei conti dello Stato e dei Comuni ormai da lungo tempo sotto stress”.