Berco, quando un miracolo non basta. Dopo l’esultanza emiliana per lo sblocco della trattativa salva-Copparo ottenuta nelle stanze di Unindustria a Ferrara e la firma delle segreterie territoriali dei metalmeccanici, tutto sembrava esser tornato al punto di partenza. Quell’accordo, siglato senza tener conto dello stabilimento già fermo di Busano Canavese (in provincia di Torino) aveva ricevuto dopo un tardivo ripensamento il niet della Fiom nazionale. Dopo le fratture e le polemiche, è arrivata però la firma del protocollo d’intesa.

L’accordo prevede: proroga di un anno della cassa integrazione straordinaria per i siti di Copparo, Busano, Castelfranco Veneto e avvio di cassa integrazione straordinaria per un anno anche per quello di Sasso Morelli per complessità dei processi produttivi, con mobilità volontaria per un numero massimo di 438 lavoratori, attraverso i 12 mesi di Cigs più 3 anni di mobilità, insieme alla possibilità di 3 anni massimo di contribuzione volontaria coperti da integrazione aziendale, con esodi volontari incentivati fino a 65.000 euro. Un incentivo questo a scalare se si aderisce dopo il prossimo settembre. 

Lunga la trattativa tra le parti che nelle ore precedenti l’accordo. La possibilità di ottenere un ulteriore anno di cassa integrazione straordinaria con incentivi congrui all’esodo volontario e al prepensionamento sembrava tornato un miraggio. Dietro l’angolo, inoltre, si paventava il rischio, in sede di eventuale riapertura della trattativa, di un conseguente irrigidimento dell’azienda. Che significa far partire le lettere di licenziamento che l’ad Lucia Morselli fin dall’inizio aveva indicato come soluzione ideale per la Thyssenkrupp, proprietaria del gruppo Berco.

È stato necessario quindi il secondo miracolo. Le parti erano attese al ministero del Lavoro nel primo pomeriggio. All’ultimo appello hanno risposto sindacati territoriali e nazionali, enti locali emiliano romagnoli – con il presidente della Regione Vasco Errani, la presidente della Provincia di Ferrara Marcella Zappaterra e il sindaco di Copparo (sede del maggior stabilimento) Nicola Rossi da una parte, i vertici dell’azienda dall’altra. A tessere le fila del compromesso il ministro Enrico Giovannini. Novità di quest’ultimo faccia a faccia è stata la partecipazione di una delegazione piemontese, guidata dal presidente della regione Roberto Cota, rimasto però appena un’ora. Tutti gli altri invece hanno dovuto affrontare una trattativa fiume di dodici ore, terminata solo alle 5.45.

All’alba è arrivato l’atteso annuncio dalla Zappaterra: “l’incubo è finito, abbiamo raggiunto l’accordo unitario”. La firma estende a tutto il gruppo l’accordo previsto per Copparo: proroga di dodici mesi della Cigs (rivolta ai lavoratori dei siti di Copparo, Busano, Castelfranco Veneto), con mobilità volontaria per un numero massimo di 438 lavoratori, attraverso i 12 mesi di Cigs più 3 anni di mobilità, insieme alla possibilità di massimo 3 anni di contribuzione volontaria coperti da integrazione aziendale, con esodi volontari incentivati fino a 65.000 euro (se si aderisce entro settembre 2013, dato che successivamente l’incentivo è destinato a decrescere).

In base all’accordo si prevede il congelamento per 24 mesi di alcuni istituti del contratto aziendale (cottimo, concottimo e PdR, premio di produzione e premio feriale) e l’apertura di un tavolo di confronto per i loro rinnovo dopo il 1 ottobre 2015. Inoltre, nell’accordo c’è il ricorso al primo anno di Cassa integrazione guadagni straordinaria (Cigs) per Sasso Morelli. Lo stabilimento di Busano rimarrà in stato di fermo produttivo e i dipendenti restano sospesi dal lavoro per tutta la durata della cigs. Successivamente l’azienda e la Regione Piemonte valuteranno azioni per la reindustrializzazione del sito.