Anche il partito principale del governo della Tunisia, l’islamista partito Ennahda, è disposto ad aprire immediatamente il dialogo con le opposizioni per dar vita a un governo di unità o salvezza nazionale. I due partiti minori della coalizione di governo, il Cpr (che esprime l’attuale presidente della Repubblica) e Ettakatol (che esprime l’attuale presidente dell’Assemblea Costituente) si erano già dichiarati favorevoli a sciogliere l’attuale governo. Il punto su cui la troika di governo – così viene chiamata in Tunisia – invece non transige è quello dell’Assemblea Costituente. “Deve concludere i suoi lavori, scioglierla adesso sarebbe un suicidio, possiamo accelerare e concordare le ultime tappe”. Il capo del governo Ali Larrayed aveva invece parlato di fissare le elezioni il 17 dicembre, ma aveva escluso le dimissioni del governo. 

Nel frattempo si sono svolti, ognuno nella regione di origine, i funerali degli 8 soldati uccisi in un’imboscata sul monte Chambi, a ovest di Kasserine, quasi al confine algerino. Uno dei più gravi eccidi  avvenuti  in un Paese relativamente pacifico come la Tunisia, ad opera di un gruppo armato jihadista che ha voluto firmarsi sgozzando alcuni dei cadaveri. Da tempo l’esercito stava tentando invano di sminare la zona di montagna e di arrestare i miliziani armati, provenienti  dalla guerriglia in Mali di Al Qaeda Magreb. Secondo fonti algerine  l’azione sarebbe stata una rappresaglia per vendicare l’arresto, avvenuto in Algeria, di un capo del gruppo. Il massacro dei soldati – solo un’ora dopo il discorso televisivo del capo del governo – ha eccitato ancora di più gli animi degli oppositori del governo di Tunisi, molti dei quali  convinti che vi siano addirittura complicità tra il partito di governo Ennhada  e i guerriglieri del Monte Chambi, oltre che con gli assassini di Mohamed Brahmi e Chokri Belaid, i due dirigenti del Fronte Popolare (uccisi, uno giovedì scorso e l’altro a febbraio a Tunisi).

La manifestazione che, nonostante le provocazioni della islamista “Lega per la Difesa della Rivoluzione” e gli attacchi della  polizia, ogni sera si svolge sotto il palazzo dell’Assemblea Costituente ha gridato con più forza contro Ennahda. Proteste analoghe si svolgono tutte le sere nelle città del centro sud. La città di Sidi Bu Zid è addirittura nelle mani degli oppositori che hanno formato con le categorie sociali una unione locale di autogoverno.

Per l’eccidio dei soldati è stato proclamato un lutto nazionale di tre giorni. Ma più che la emozione per questo tragico atto di guerriglia, a dare la svolta al braccio di ferro politico è stata l’attesa riunione serale della Ugtt, il potentissimo sindacato tunisino, lo stesso che con  lo sciopero generale del gennaio 2011 aveva fatto cadere il dittatore.  Alla riunione  anche rappresentanti della Utica, la Confindustria tunisina, e dei partiti e di alcune associazioni della società civile.  Sulla richiesta di scioglimento anticipato della Costituente – che nel frattempo aveva raggiunto l’appoggio di  un terzo dei deputati –  non si è registrato accordo, anzi nella Ugtt ha prevalso la linea di cercare di concordare un esito positivo ai suoi lavori, ma per il governo Larrayed dei tre partiti non c’è stato più nessuno scampo. “Se ne deve andare, e lasciare il posto a un governo ‘tecnocratico’ di unità nazionale”.

Di fronte alla posizione del sindacato e degli imprenditori, e sapendo di non poter contare sull’esercito che caso mai simpatizzerebbe più con l’opposizione, a Ennahda non è restata altra strada che quella di aprire il dialogo. In una giornata che si annuncia di svolta sono in corso riunioni e incontri di ogni genere. Ci saranno ancora sit-in nelle piazze, ma sembra che la politica abbia ripreso il suo ruolo di mediazione.