Ci sono le aperture straordinarie come “Una Notte al Museo” e ci sono le chiusure ordinarie settimanali, quelle che sigillano la porta dei beni artistici e culturali anche di fronte a folti gruppi organizzati di turisti. A Parma, e così in tutta Italia, la cultura arranca. Le risorse per i Beni culturali sono in diminuzione, gli organici sono carenti e a farne le spese sono i luoghi d’arte che potrebbero attirare turisti e portare vantaggi all’economia, e che invece rimangono inaccessibili ai visitatori.

Succede nella città ducale nuova patria dei Cinque stelle, dove le sale della Galleria nazionale rimangono oscurate perché manca personale, oppure perché non ci sono i soldi per assumere nuovi vigilantes. “La grave carenza di personale che affligge la Soprintendenza ai Beni Artistici impedisce l’apertura di tutta la Galleria Nazionale per l’intera settimana” denuncia Donato Colelli, di Fp Cgil Parma. Ci sono sale con quadri di notevole interesse artistico che sono perennemente inaccessibili al pubblico, tanto che dell’intera collezione solo un terzo risulta visitabile, e solo, sottolinea il sindacato, “grazie all’impegno straordinario del personale di custodia”.

A Parma il patrimonio di valore c’è, ma mancano gli addetti per tutelarlo, promuoverlo e renderlo fruibile a ricercatori, studiosi, appassionati e turisti che arrivano da tutta Italia per ammirare le cupole del Correggio, il Castello di Torrechiara o il Teatro Farnese. Piante organiche che diminuiscono negli anni, fondi che arrivano con il contagocce. E musei e siti di interesse che rimangono con le porte chiuse a chiave. C’è la Palatina inagibile da quasi un anno da rimettere in sicurezza, come segnalato da ilfattoquotidiano.it, per cui è stata lanciata una raccolta fondi online. Ma c’è anche la Camera di San Paolo, off limits per i visitatori che arrivano al pomeriggio. Rimane così senza un pubblico il capolavoro nascosto della cupola affrescata dal giovane Correggio, e con poche possibilità di essere scoperta l’Antica Spezieria di San Giovanni, esempio di farmacia del 1200 racchiusa tra le mura dell’omonimo convento.

“Nei prossimi mesi estivi la situazione peggiorerà ancora – continuano i sindacati – È evidente che questo è un problema che affligge anche gli altri istituti della nostra provincia, si pensi al Museo Archeologico, al castello di Torrechiara, o all’Archivio di Stato e alla Biblioteca Palatina”. Il problema è sempre uno: i siti di interesse sono tanti e di immenso valore, troppo poche le persone che vi lavorano. Alla Soprintendenza per i beni architettonici sono in 25 tra cui 9 addetti alla vigilanza, che si devono dividere tra tre siti di Parma e di Piacenza, mentre al Museo Archeologico i dipendenti sono solo 8. Numeri più alti ci sono per la Sovrintendenza per i beni storici e artistici, che conta 55 addetti tra custodi e funzionari che lavorano tra i tesori e i patrimoni di 48 comuni e 3 diocesi. Troppo pochi rispetto al lavoro ordinario e straordinario da fare, e anche rispetto al passato: per la Biblioteca Palatina nel 1997 l’organico previsto era di 62 unità, oggi i dipendenti sono solo 37.

L’anno scorso a Ferragosto per la prima volta i musei dei Beni storici e artistici a Parma sono stati chiusi ai turisti, ma quest’anno no. Anzi, fino a fine anno ogni ultimo sabato del mese, grazie a un accordo con la Soprintendenza locale e nazionale per l’iniziativa “Una Notte al Museo” sarà possibile fare visite alla Galleria Nazionale e al Teatro Farnese di Parma (oltre a molti altri luoghi in Italia) anche di sera. “Questo è un ulteriore sforzo che si fa grazie ai buoni rapporti che abbiamo costruito con le istituzioni e grazie all’impegno dei dipendenti, che in questo modo riusciranno a dare un’offerta notevole alla cittadinanza” continua Colelli.

Uno sforzo che va avanti da anni, basti pensare che negli ultimi quindici anni grazie a queste intese nel Parmense c’è stato un incremento di apertura dei siti di interesse artistico del 60 per cento. Salti quasi mortali dei lavoratori che hanno moltiplicato i turni per allungare e prorogare le aperture di sale, musei, castelli, al punto che l’incidenza del 30 per cento prevista per i festivi annui è arrivata a toccare il 50 per cento. Di contro però, il contratto nazionale è fermo al 2009 e il salario accessorio è sempre arrivato in ritardo, determinando un taglio dello stipendio reale. Colpa della burocrazia, dei controlli incrociati a tutti i livelli, ma la realtà è che da ottobre del 2012 i dipendenti dei Beni culturali quei soldi non li hanno ancora visti.

Dietro l’angolo poi c’è sempre lo spettro delle consulenze e delle esternalizzazioni dei servizi, che peggiorano il problema invece di risolverlo. “La situazione di grave carenza di personale, diffusa su tutto il territorio nazionale e aggravata dagli improvvidi tagli della spending review – conclude il sindacato – dovrebbe aprire a nuove possibilità occupazionali: bisogna assumere giovani lavoratori, e non saturare le carenze attraverso lo sfruttamento di lavoratori sottopagati e senza contratto”.