Circa un anno fa, tra maggio e giugno 2012, l’allora senatore Pdl Sergio De Gregorio incontrava ripetutamente Massimiliano Colangelo, uomo che poi si è scoperto vicino al potente boss di ‘ndrangheta Nicola Femia, il re dei videopoker.

Ilfattoquotidiano.it può documentare gli incontri tra l’ex parlamentare e l’uomo in contatto con i clan. De Gregorio abbandonava l’auto e lasciava la scorta ad aspettare prima di iniziare la sua passeggiata consueta ogni sabato mattina su via Po a Roma con Colangelo, un inserito promotore finanziario e immobiliare nella Capitale. Quando, nel gennaio scorso, su richiesta della Procura di Bologna, il gip dispone l’arresto del boss Nicola Femia, nell’ordinanza cautelare spunta anche il nome di Massimiliano Colangelo, “per il quale la procura – si leggeva nell’ordinanza – procede separatamente”.

Oggi gli incontri tra Colangelo e De Gregorio assumono particolare rilievo, visti anche i precedenti. “Colangelo denunciato – si legge nell’ordinanza firmata dal Gip Bruno Perla – dalla finanza di Roma nel 2009 in ordine ai reati di associazione a delinquere, falsità materiale, truffa, ha inoltre pregiudizi di polizia per violenza o minaccia a pubblico ufficiale, falsificazione, spendita, introduzione nello stato di monete false, ricettazione”. L’ex senatore del Pdl De Gregorio in merito ai ripetuti incontri dichiara a ilfattoquotidiano.it: “Ma io non sapevo mica che Colangelo frequentava o frequentasse questo Femia e che aveva avuto problemi giudiziari, comunque l’ho incontrato sì, così come ho visto tante persone in vita mia”. Poi spulciando tra i ricordi De Gregorio rammenta: “Di Colangelo sono stato per un periodo il consulente”. Colangelo, raggiunto telefonicamente prova a negare il rapporto con De Gregorio: “Non c’è niente, nessun rapporto”, poi balbetta quando gli diciamo di una foto scattata con lui e attacca il cellulare appena accenniamo ai suoi rapporti con il boss Femia.

C’è un’altra vicenda da raccontare e riguarda sempre Colangelo, tirato in ballo nell’operazione contro la ‘ndrangheta per aver tentato di pilotare una sentenza della Corte di Cassazione. In un processo d’appello Nicola Femia era stato condannato a 23 anni di carcere e si era rivolto, dal giugno 2011, a Guido Torello, anche lui arrestato lo scorso gennaio, per ‘aggiustare’ il processo presso la suprema Corte che poi ha annullato la condanna. Torello per accontentare Femia, in vista del pronunciamento della Cassazione, si affida a Nicola Paparusso, collaboratore proprio di Sergio De Gregorio, e a Massimiliano Colangelo.

Fino ad oggi, fino alla foto esclusiva che ora pubblichiamo, nessun collegamento era emerso tra Colangelo e De Gregorio. Colangelo, Paparusso, si attivano attraverso una impiegata della Corte di Cassazione in cambio di un compenso di 400 mila euro, Femia ne versa solo 100 mila in un incontro con Colangelo e Torello. Nell’ordinanza di custodia cautelare, emessa dal Gip di Bologna lo scorso gennaio, si legge: “Per quanto emerso e rappresentato, Colangelo è la persona incaricata di intervenire nell’interesse del Femia nel ricorso in Cassazione”.

Gli inquirenti, sul tentativo di infiltrazione in Corte di Cassazione indaga la Procura di Roma, cercano riscontri soprattutto per capire eventuali canali ed entrature presso la Suprema Corte con i clan. A Roma Colangelo gestisce anche un avviato ristorante. Per descrivere la trama di rapporti di Colangelo, ci sono anche le parole del suo sodale Torello: “Io non vendo verdura…vendo rapporti, relazioni e queste relazioni a me costano…alberghi, cene, pranzi, regali, bottiglie, champagne…”. Colangelo, che come consulente per le sue attività avrebbe avuto Sergio De Gregorio, era quindi al lavoro per il boss Nicola Femia per conto di Guido Torello. Un intrigo di rapporti e potere all’ombra della ‘ndrangheta.

di David Perluigi e Nello Trocchia