Il welfare in mano ai privati e i sindaci dei Comuni ridotti a “sceriffi della contea”, senza più potere sui servizi sociali, sull’assistenza agli anziani o sul sostegno ai disabili. E’ lo scenario che si potrebbe presentare in Emilia Romagna tra un anno, secondo quanto sostengono Vincenzo Tradardi, già direttore di una Azienda pubblica di servizi alla persona di Parma, e Raffaele Zinelli, presidente dell’associazione Carta Canta che si occupa da anni dei diritti delle persone non autosufficienti.

Parte da Parma la denuncia contro la Regione e il progetto di legge 1450 sulle Asp, che sarà approvato dal consiglio. Secondo Tradardi il testo solo apparentemente tratta di un riordino della normativa sulle aziende di servizi alla persona, perché in realtà “si tratta della loro definitiva, progressiva e programmata estinzione”. Un vero e proprio tentativo da parte della giunta della Regione, secondo Tradardi e Zinelli, di “liquidare le Asp e mettere fine al ruolo dei Comuni nella gestione dei servizi sociali, socio-sanitari ed educativi, per esternalizzarli e consegnarli a soggetti gestori privati”.

L’iter era già cominciato negli scorsi anni. Prima con la trasformazione delle 258 Istituzioni pubbliche di assistenza e beneficenza in 44 Asp e 74 fondazioni, poi con l’accreditamento dei servizi delle Asp ai privati, che in Emilia Romagna generalmente sono cooperative sociali. Oggi già il 74,4 per cento dei servizi totali sono affidati e gestiti da esterni, mentre agli enti locali rimane la funzione di controllo su di essi e la gestione diretta di quelli rimanenti.

La legge in discussione in Regione va oltre. “Nell’articolo 6 si spiega come liquidare una Asp – aggiunge Tradardi – e i modi sono molti e applicabili a diverse realtà, soprattutto con le ultime modifiche arrivate negli ultimi anni al settore”. Estinguibili secondo la legge potrebbero essere ad esempio le aziende in cui i servizi sono per la maggioranza dati ai privati, o ancora quelle che versano in condizione di dissesto finanziario. “Una condizione frequente, che dipende soprattutto dai Comuni che le finanziano, e dalla Regione che detta gli standard” continua l’ex direttore, che poi elenca una serie di elementi contenuti nella legge che confermano l’ipotesi della privatizzazione.

I vari articoli prevedono che le Asp possano gestire non solo i tradizionali servizi socio-assistenziali e socio-sanitari, ma anche i servizi educativi e scolastici, con un’estensione della privatizzazione quindi anche al settore educativo. C’è poi la figura dell’amministratore delegato unico al posto dei vecchi consigli d’amministrazione, l’unione in una sola Asp di più distretti di un unico territorio provinciale e la possibilità di un direttore generale per più realtà. “Un sistema pensato per estromettere i Comuni, che si illudono di avere ancora il dominio sulla gestione dei servizi – attaccano Tradardi e Zinelli – La realtà è che in Regione stanno celebrando il funerale delle Asp”. Tutto questo senza contare l’enorme patrimonio delle Asp in Emilia Romagna, pari a 752 milioni di euro, di cui 379 disponibili per la vendita. Finirebbe, secondo quanto sostengono Tradardi e Zinelli, “ai privati che si troverebbero tutto pronto in cambio di un affitto”. E così anche i 4.858 dipendenti, di cui 3.906 a tempo indeterminato, che risponderebbero non più ai Comuni, ma ai gestori privati.

L’ultima speranza per fermare la proposta di legge è affidata proprio ai consiglieri regionali che dovranno votarla in aula e ai sindaci dei 341 Comuni della Regione. “Sono stati adeguatamente informati e consultati? – chiede Tradardi – Oggi con questo disegno di legge si spogliano i Comuni di tutti i servizi sociali, i servizi più vicini ai cittadini, quelli decisivi per garantire equità e coesione sociale”.