L’Associazione Italiana Internet Provider (Aiip) denuncia un cambio di strategia da parte di Telecom Italia che modificherebbe radicalmente lo schema di funzionamento della Rete nel nostro paese. A finire sotto accusa sono le nuove policy per la gestione dell’interscambio dei dati tra i diversi operatori, che secondo l’Aiip violerebbero le prescrizioni impartite dall’Agcom in chiave antitrust. Ma qual è l’esatto oggetto del contendere? Tutto gira intorno alle modalità di trasmissione dei dati e al cosiddetto peering.

Internet, da un punto di vista tecnico, non è un ambiente omogeneo: ogni comunicazione richiede uno scambio di dati tra le reti gestite dai diversi operatori. Esistono diversi luoghi di interscambio per la trasmissione dei dati, ma a livello locale viene utilizzato un particolare sistema basato sui Nap (Network Access Point). In Italia ce ne sono sette: due a Milano e gli altri a Roma, Torino, Udine, Firenze, Bari e Padova. Questi centri garantiscono uno scambio libero (peering) dei file. In realtà i Nap non sono indispensabili per il funzionamento della rete, ma contribuiscono significativamente a migliorare le prestazioni del collegamento. Senza il loro utilizzo, i pacchetti trasmessi da un computer all’altro dovrebbero seguire un percorso più lungo, magari attraverso uno dei nodi di interscambio in Europa, con possibili ripercussioni sulle prestazioni della connessione dei singoli utenti. Insomma: la connessione dal computer di casa sarebbe più lenta. “Ora Telecom Italia ha cambiato politica, inviando una lettera a tutti gli operatori annunciando che il servizio diventerà a pagamento. In questo modo i clienti dei provider che non hanno accesso ai Nap rischiano di avere un servizio di qualità inferiore”, spiega Renato Brunetti, presidente dell’Aiip. “I rallentamenti sono difficilmente percepibili nella semplice navigazione, ma nel caso si utilizzino servizi come Voip (chiamate vocali via Internet, ndr) o video sono più evidenti”. In sostanza, quindi, chi ha un abbonamento con un provider “minore” e vuole collegarsi a un sito che si trova nella rete di Telecom Italia rischia di avere un servizio peggiore. A meno che, ovviamente, il provider non paghi una contropartita in denaro sonante. Se si considera il fatto che in Italia Telecom ha una quota della rete di accesso del 90%, le preoccupazioni dei piccoli operatori diventano piuttosto chiare.

“In pratica, Telecom Italia approfitta della sua posizione dominante e costringe gli operatori piccoli a pagare per avere l’accesso ai Nap, mentre gli operatori più grandi accedono all’interscambio gratuitamente. In definitiva è un peggioramento per la qualità di Internet nel nostro paese”, conclude Brunetti. In Italia, l’accesso diretto alle reti Ip tramite i Nap è stato regolato fin dal 1996 attraverso accordi che ne consentivano l’uso gratuito. Alla base, un impegno preso da Telecom nei confronti di Agcom. La questione compare in un provvedimento dell’Autorità del 1996, quando si è trovata a valutare se l’acquisto di Video On Line da parte di Telecom Italia (ai tempi assente dal mercato Internet) potesse rappresentare una “costituzione o rafforzamento di posizione dominante sul mercato”. Tra gli elementi che hanno portato all’esclusione di una simile ipotesi c’era proprio l’impegno da parte di Telecom a creare “un proprio servizio di Nap aperto agli altri operatori”.

La vicenda, in definitiva, si inscrive proprio nella logica di abuso di posizione dominante che solo due mesi fa aveva portato a una maxi multa da oltre 100 milioni comminata a Telecom Italia dall’antitrust. Un’ipotesi che il responsabile National wholesale services di Telecom Alessandro Talotta,contattato dal Fattoquotidiano.it esclude in maniera categorica. “Dal ’96 a oggi il mondo è cambiato e l’impegno citato nel provvedimento Agcom è ormai superato. Telecom Italia non ha alcun obbligo regolamentare, visto che questo particolare settore non rientra tra i mercati rilevanti notificati ai sensi delle direttive antitrust”. Secondo Telecom, inoltre, il blocco dello scambio libero tramite Nap avrebbe un impatto estremamente ridotto. “Il fenomeno interesserebbe solo l’1% del traffico nazionale e, in ogni caso, il rallentamento sarebbe insignificante”, conclude Talotta. Il quale esclude anche che il cambio di rotta di Telecom Italia abbia qualcosa a che fare con il futuro scorporo della rete fissa: “La gestione del traffico – dice – non ha nulla a che fare con quello della rete, quindi non sarà oggetto di scorporo”.