Ai nostalgici magari non dispiacerà il ricordo del caro segretario (politicamente) estinto. E però davvero deve fare uno strano effetto andare a iscriversi in queste ore al Partito democratico e ritrovarsi in mano la tessera di un partito che non c’è più. La firma che campeggia in alto a destra è quella dell’ex segretario Pier Luigi Bersani.

Lo slogan pure è fermo all’ultima campagna elettorale, finita come è noto con una sonora “non vittoria”. “L’Italia giusta”, ricordate? Stampata su quella tesserina nuova di zecca, firmata dal fu segretario, diventa l’immagine plastica di un partito bloccato. Fermo, come per un maleficio, a quel 25 febbraio immaginato come il giorno della vittoria e diventato l’inizio della fine. Si capisce che, nonostante il congresso in vista, il tesseramento non stia scaldando i cuori dei Democratici sparsi lungo la penisola.

Al Nazareno preferiscono non dare numeri. “Tra le primarie, le parlamentarie e le elezioni a febbraio quest’anno il tesseramento non è cominciato prima di aprile”, spiega Tore Corona, il braccio destro di Davide Zoggia, che è il responsabile organizzazione del partito. Quindi bisognerà aspettare ancora un po’ per capire a che quota si fermerà quest’anno il Partito democratico. I numeri dei tesseramenti passati disegnano una specie di valanga. Si parte da quota 820.607 del 2009, l’anno del congresso che elesse Bersani. Si precipita a quota 617.24 nel 2010. E la discesa prosegue, 602.488 tessere nel 2011, 500.163 nel 2012. Ultimo dato disponibile. Confrontarlo con i voti dell’ultimo tesseramento prima della fondazione del Pd, quando Ds e Margherita raccolsero rispettivamente 590 mila e 400 mila tessere, fa impressione: in pochi anni i tesserati sono praticamente dimezzati.

“Ma io sono ottimista”, si schermisce Corona: “Il 2013 sarà l’anno del congresso e saranno in tanti a volersi iscrivere”. Davvero? “Da 24 ore abbiamo anche lanciato il tesseramento online”. Al momento le cronache dai territori raccontano tutt’altro. Il tesseramento è indietro ovunque. Anche più di quanto non raccontino al Nazareno. Al Nord, dove a metà anno il tesseramento è già quasi concluso. Come al Sud. Nessuno vuole fornire dati. “È un momento difficile, la gente fatica ad arrivare a fine mese”, abbandona l’ottimismo da “regione rossa” persino Palmiro Ucchielli, segretario Pd della Marche. Nemmeno l’icona vivente del vecchio Pci, un bersaniano della prima ora con il nome di Togliatti e la faccia uguale a quella di Lenin, ce la fa in un momento così a mettersi lì a fare tessere come se niente fosse.

In questo non c’è differenza tra lui e il suo antagonista locale, Matteo Ricci, giovane presidente della Provincia di Pesaro, appena passato con le schiere renziane. “Vorrei capire chi dovrebbe iscriversi a un partito che continua a traccheggiare, in balia degli umori e dei processi di Berlusconi?”, sbotta, invocando “la data del congresso”, convinto che fissarla potrebbe aiutare a rompere l’incantesimo.

da Il Fatto Quotidiano del 13 luglio 2013