Il viceministro Antonio Catricalà, nei prossimi giorni, trasmetterà al ministro per lo Sviluppo economico, Flavio Zanonato ed alla Rai la bozza del nuovo contratto di servizio pubblico, quello che dovrà disciplinare i rapporti tra lo Stato e la concessionaria nei prossimi anni, gli ultimi, peraltro, prima della scadenza della concessione.

Poi, a settembre, il testo del contratto approderà alla Commissione di Vigilanza per la sua approvazione.

Catricalà, nelle ultime settimane, non ha perso occasione per manifestare una serie di buone intenzioni in relazione al contenuto del nuovo contratto, giustificando il ritardo con il quale il governo sta gestendo la procedura di rinnovo proprio con la volontà di mettere a punto un testo che sia migliore dei precedenti, ridefinendo, tra l’altro, in modo più chiaro e puntuale che in passato gli obblighi che la Rai deve assumersi quale concessionaria del servizio pubblico radiotelevisivo.

Bene, anzi benissimo, sin qui e, pazienza per il ritardo se a fin di bene.

Il punto è però un altro.

Non serve a nulla perdere tempo nell’elaborazione di un contratto di servizio pubblico che contenga straordinarie petizioni di principio e che stabilisca stringenti obblighi per la Rai se, poi, non si pongono i cittadini e gli utenti nella condizione di esigere dalla concessionaria del servizio pubblico il puntuale adempimento di tali obblighi.

Ma allo stato è esattamente così.

Il cittadino, abbonato Rai, non può in alcun modo contestare alla monopolista del servizio pubblico radiotelevisivo l’inadempimento alle obbligazioni assunte con il contratto con la conseguenza che quest’ultima si ritrova in una condizione di sostanziale “impunità negoziale” e corre, al massimo, il rischio di beccarsi, di tanto in tanto, qualche bacchettata e qualche sanzione pecuniaria dall’Autorità per le Garanzie nelle Comunicazioni.

A dispetto di logica e buon senso, infatti, i Giudici del Tribunale di Roma prima e della Corte d’appello poi, hanno reiteratamente chiarito – nel dichiarare inammissibile una class action proposta da Altroconsumo nei confronti della Rai per alcuni gravi episodi di inadempimento del contratto di servizio pubblico – che l’unico soggetto legittimato ad esigere dalla Rai il puntuale adempimento delle obbligazioni contrattualmente assunte è il ministro dello Sviluppo Economico che firma il contratto con la Rai.

Dura lex sed lex, si diceva nell’antica Roma.

Ma, in questo caso, la legge oltre che dura è irragionevole.

Il Ministero dello Sviluppo Economico, unico soggetto legittimato a contestare alla Rai l’inadempimento al contratto di servizio pubblico, infatti è parte dello stesso Governo del quale è parte anche il Ministero dell’Economia che è azionista – pressoché esclusivo – della Rai.

La conseguenza di questo perverso intreccio di relazioni contrattuali e societarie è, a dir poco, aberrante: ci si ritrova, in fatti, con un Ministero che commissiona un servizio pubblico ad una società interamente controllata da un altro Ministero e che – in caso di inadempimento – dovrebbe trascinare quest’ultima davanti ai giudici per chiederle di adempiere o di risarcirlo dei danni arrecati con la violazione del contratto.

Uno scenario “fantagiuridico” che, infatti, mai nella pluridecennale storia del rapporto tra la Rai e lo Stato si è verificato.

Ma a che serve scrivere un contratto e prevedervi decine di obblighi a carico del fornitore di un servizio se poi non esiste alcuno strumento per esigere che il fornitore vi adempia?

E’ questa la prova del nove che il viceministro Catricalà dovrebbe affrontare per dimostrare che intende davvero dare sostanza alle buone intenzioni sin qui annunciate.

Basterebbe, infatti, scrivere nel nuovo contratto che si tratta di un accordo perfezionato dallo Stato in favore dei cittadini, abbonati Rai – che, peraltro pagano il canone di abbonamento – e che, pertanto, questi ultimi hanno il diritto – magari in forma collettiva – di contestare alla concessionaria del servizio pubblico radiotelevisivo eventuali inadempimenti e di essere risarciti per ogni eventuale danno sofferto a causa di tali inadempimenti.

Poche righe di buon senso che varrebbero a privare la Rai di quella posizione di inaccettabile “impunità negoziale” della quale attualmente gode ed a spingerla a lavorare davvero nell’interesse dei cittadini, propri abbonati.

Se davvero il viceministro Catricalà vuole dare un segnale forte di discontinuità con il passato come dichiarato nei giorni scorsi, basterebbe rendere, per la prima volta, il contratto di servizio pubblico radiotelevisivo un vero contratto, niente di più e niente di meno.

Un gesto tanto più doveroso in considerazione del fatto che siamo alla vigilia della scadenza della concessione tra lo Stato e la Rai e che, pertanto, oggi è più importante di sempre verificare se, effettivamente, questa Rai è in condizione di svolgere il ruolo straordinariamente importante che leggi ed accordi negoziali le assegnano: produrre cultura ed informazione pluralista nel nostro Paese e per il nostro Paese.