Manco la faccia ci hanno messo. Avevano vergogna, probabilmente. C’era poco di essere orgogliosi. C’era poco da rivendicare in pubblico. La serrata del Parlamento che di fatto esprime solidarietà al pluricondannato Silvio Berlusconi e dissenso contro la magistratura che lo giudica, è stata decisa, leggiamo dal resoconto pubblicato sul sito della Camera, “con votazione elettronica e senza registrazione dei nomi”.
 
Traduzione: nel perfetto e totale anonimato. Rotto solo da qualche comunicato stampa e da qualche indiscrezione a briglia sciolta di chi dice di aver preso le distanze.
 
Ed ora, eccoli, i dissidenti del Pd. Dobbiamo credergli sulla parola, perché non c’è modo di riscontrare. L’ex ministro Paolo Gentiloni su twitter rivela di non aver votato. Michela Marzano dice di essersi astenuta. I renziani urlano: “Nessuno ha capito cosa è successo, nessuno è stato informato”. Sarà. Ma restano le ombre di questo inquietante anonimato di fondo. Il voto senza registrazione dei nomi è una porcata nella porcata. Che ci impedisce di sapere chi nel Pd ha detto sì  a questa proposta indecente in nome “della tenuta del governo”. Per avere chiara la faccia di chi non votare nel prossimo millennio.