Persino la Croce Rossa è sul piede di guerra. Le sigle Fp-Cgil, Cisl-Fp, Uil-Pa e Fialp-Cisal chiedono a gran voce ai vertici dell’ente pubblico di “ridiscutere” lo statuto della futura associazione perchè la bozza “solleva pesanti preoccupazioni dal punto di vista degli effetti sui livelli occupazionali e sul contratto collettivo che si intende applicare ai lavoratori”. Per non parlare poi della stabilizzazione dei precari. Temi scottanti per i dirigenti di Cri che incontreranno i sindacati il prossimo 17 luglio. Anche perché i conti dell’associazione non brillano e la liquidità scarseggia.

Una questione, quest’ultima, che preoccupa anche il governo di Enrico Letta. Al punto che nella bozza del disegno di legge semplificazioni era stata inserita un’ipotesi di finanziamento da 150 milioni di euro alla Cri attraverso la Cassa Depositi e Prestiti, con “garanzie a valere sui beni immobili” grazie alla sola certificazione congiunta del presidente, Francesco Rocca, e del direttore generale, Patrizia Ravaioli, moglie del giornalista, Antonio Polito. Gli stessi che stanno traghettando l’ente pubblico Croce Rossa nella sua trasformazione in associazione di diritto privato che verrà completata a gennaio 2014.

 La questione non è di lana caprina se si pensa che, secondo quanto diffuso dalla trasmissione Report del 22 aprile 2011, le proprietà nel mattone della Croce Rossa Italiana in base a una denuncia di Anna Montanile, ex funzionaria del settore vendite del patrimonio immobiliare della Cri, è stata negli anni depauperata con 68 immobili di cui si sono perse le tracce. Terreni e fabbricati la cui messa a reddito o dismissione negli anni addietro avrebbe forse potuto evitare l’attuale crisi di liquidità.

Di certo non è facile far funzionare una struttura che consuma il corrispondente dei trasferimenti statali (180,9 milioni secondo il bilancio 2011 depositato alla Corte dei Conti con un aumento delllo 0,7%) in salari e stipendi (191,976 milioni) per 4mila dipendenti in barba agli oltre 150mila volontari. L’attuale presidente, già commissario straordinario dal 2008, Francesco Rocca ci ha provato come testimonia la relazione al Senato del 13 dicembre 2011. Ma i conti non tornano: la Croce Rossa, commissariata per 24 anni sugli ultimi 31, con 570 sedi territoriali non è riuscita a trovare finora “linee di finanziamento alternative allo Stato e ha difficoltà a partecipare a gare”, oltre a vivere una situazione drammatica sotto il profilo occupazionale, con 1500 precari che hanno in ballo cause di lavoro per 50-70 milioni.

L’attuale gestione ha almeno avuto il merito di far chiarezza sui bilanci dal 2005 in poi (prima non esistevano rendicontazioni) ed è riuscita a procedere “ alla rescissione delle convenzioni troppo onerose, ad una miglior gestione complessiva dei rapporti contrattuali e ad una razionalizzazione nell’utilizzo delle risorse”. In altre parole, ha provveduto ai tagli secondo criteri di economicità, ma non ha immaginato un futuro per l’ex ente. Certo: le auto di servizio prima del commissariamento erano 29 contro le 9 attuali e i dirigenti di seconda fascia in servizio erano 35 contro i 23 di dicembre 2011.

Ma la situazione contabile resta delicata: secondo il bilancio previsionale consolidato 2012 la Cri dovrebbe aver chiuso l’anno in pareggio grazie all’uso di un avanzo di amministrazione per coprire le perdite delle unità territoriali. Tutte le regioni, Molise escluso, fanno registrare un saldo finanziario negativo per 22 milioni con picchi per Piemonte (-6,1 milioni), Emilia Romagna (-3,9) e Campania (-1,9). Nel previsionale 2013, la fotografia contabile non varia di molto: il saldo finanziario è negativo per 50,9 milioni, mentre il saldo di competenza a pareggio grazie ad un avanzo di amministrazione da 50,9 milioni.

Con questi numeri appare evidente che l’eventuale finanziamento della Cassa servirà solo alle esigenze immediate di liquidità. Ma che cosa attendersi per il futuro? Ai piani alti della Cri si mormora di un progetto di separazione degli immobili in una società che sarà costituita ad hoc e la sua successiva cessione a investitori privati. Uno spin off, come si dice in gergo, che con i prezzi del mattone in calo non è detto sia un buon affare per chi vende.