Divieto di accettare regali e obbligo di dichiarare la presenza di parenti o amici in politica. La Asl di Pescara è tra le prime in Italia a dire no alla corruzione con una serie di regole messe nero su bianco e subito entrate in vigore. Si tratta di un codice di comportamento che non lascia spazio alle interpretazioni: i dipendenti che sgarrano possono incorrere in severe sanzioni, incluse quelle “espulsive” nei casi più gravi.

La stretta sui tremila lavoratori è il primo atto del manager anticorruzione Federico De Nicola, scelto dal direttore generale Claudio D’Amario tra i dirigenti della Asl, visto che nessuno ha risposto al bando per ottenere il posto. “E’ stato designato per l’anzianità di servizio”, spiega D’Amario, “rimarrà in carica due anni, poi a rotazione toccherà agli altri”. Per il direttore, il codice etico è “la massima garanzia di serietà e trasparenza per il pubblico”, sebbene non tutti lo abbiano recepito con piacere. “Ogni regolamento viene visto come una supposizione accusatoria”, continua D’Amario, “ma qui si tratta di un’azione preventiva, non punitiva”.

Il documento è diviso in sedici punti e tutti vanno dritti al sodo. Nell’articolo 4 il riferimento sottinteso è alle tangenti: si impone il divieto assoluto di prendere qualsiasi cosa dagli imprenditori. “Il dipendente non chiede, né accetta né sollecita, per sé o per altri, regali o altre utilità, neanche di modico valore, a titolo di corrispettivo per compiere o per aver compiuto un atto del proprio ufficio da soggetti che possano trarre benefici da decisioni o attività dell’ufficio stesso”. Se i doni dovessero arrivare al destinatario senza la sua autorizzazione andranno restituiti. “I regali e le altre utilità, a cura dello stesso dipendente cui siano pervenuti, sono immediatamente messi a disposizione dell’amministrazione per la restituzione o per essere devoluti a fini istituzionali. Per regali si intendono anche quelli sotto forma di sconto, di valore non superiore a 40 euro”. Vengono vietati anche i regali tra dipendenti e quelli destinati ai superiori.

Il codice blocca inoltre la possibilità di avere delle consulenze attraverso rapporti di conoscenza legati all’ambito sanitario: “Il dipendente non accetta incarichi di collaborazione da privati che abbiano, o abbiano avuto nel biennio precedente, un interesse economico significativo in decisioni o attività inerenti all’ufficio di appartenenza”.

Altro punto fondamentale del documento è il divieto di abusare del potere e della posizione occupata: “Il dipendente non sfrutta né menziona la posizione che ricopre nella Asl per ottenere utilità che non gli spettino”. Occhio anche all’atteggiamento che si tiene nei confronti dei colleghi: bandita la viltà sul posto di lavoro. “Il dipendente”, si legge nell’articolo 11, “non ritarda né adotta comportamenti tali da far ricadere su altri il compimento di attività o l’adozione di decisioni di propria spettanza”. Correttezza e trasparenza sono qualità richieste anche nell’utilizzo dei beni forniti dall’azienda, come il telefono e l‘automobile. Il codice introduce inoltre l’obbligo di segnalazione ai propri superiori e di denuncia in caso di scoperta di reati.

E ancora, attenzione a parentele e frequentazioni, anche del coniuge: occorre informare per iscritto il dirigente dell’ufficio su tutti i rapporti di collaborazione, diretti o indiretti, con soggetti privati retribuiti in qualche modo dalla Asl. Non può mancare un chiaro riferimento al conflitto d’interessi: bisogna astenersi dalle decisioni in caso di “frequentazione abituale o di grave inimicizia” con gli imprenditori. Il conflitto può riguardare interessi di qualsiasi natura, anche non patrimoniali.

Nessun segreto sulla partecipazione ad associazioni e organizzazioni: la Asl vuole sapere tutto, tranne l’iscrizione a partiti e sindacati. E infine una regola d’oro: imparare a tenere la bocca chiusa. Il codice vieta di parlare male dell’azienda sanitaria in contesti pubblici.

di Melissa Di Sano