Dopo gli strali, le contumelie, le invettive contro il test Invalsi, la scoperta di costi di gestione imbarazzanti, arriva anche il concorso sospetto. L’esame di Stato delle medie appena concluso, a detta di tanti, è stato durissimo, con quei test di matematica e italiano a mani nude, senza calcolatrice o dizionario. Quando serve, però, quelli dell’Invalsi sanno anche facilitare la strada a chi ne ha bisogno. Ad esempio i candidati al concorso interno da ricercatore che l’esame l’hanno fatto e vinto, non una, ma due volte. Perché l’Istituto nazionale di valutazione del sistema educativoquello che ha appena preparato i test di valutazione per 600mila studenti – non è riuscito a organizzare un concorso per se stesso, tanto da doverlo ripetere per “mancanza di elementi oggettivi di valutazione dei candidati”. I famosi “valutatori” che non sapevano valutare. Più surreale ancora l’epilogo della storia, di quelle che non si vorrebbero leggere: a vincere la seconda volta, infatti, sono stati gli stessi candidati che avevano vinto la prima. E che, confermati, hanno avuto pure gli arretrati.

Ecco come è andata. A fine 2010 l’istituto indice un concorso per titoli e colloquio per quattro posti da primo ricercatore, II livello professionale. Si presentano in 11, tutti del terzo livello. In palio 400 euro netti in più al mese e una progressione verticale di carriera con posizione assimilabile a quella di professore associato, con tutto quello che porta in lustro e lustrini, convegni e credenziali accademiche. Gli ammessi sono otto, cinque gli idonei e quattro i vincitori. Tra gli esclusi c’è però chi dubita della trasparenza dei giudizi e della correttezza della prova e fa ricorso contro l’Invalsi al Consiglio di Stato, ottenendo l’accoglimento a quasi tre anni dal concorso. Il 7 marzo scorso il Presidente della Repubblica ha annullato con decreto la prova orale e gli atti conseguenti. I giudici, del resto, scrivono nero su bianco che “l’accertamento della preparazione e professionalità dei candidati appare ictu oculi un parametro eccessivamente generico al fine di assicurare che la valutazione della Commissione esaminatrice si svolga secondo la trasparenza richiesta”. La genericità dei criteri di valutazione, questo il succo, lascia alla Commissione “praterie” discrezionali nello scegliere arbitrariamente le persone. “Discutibile” risulta infatti l’operato della Commissione che “ha parificato il difetto di motivazione ad un vizio meramente formale, sanabile ex post, mentre nel caso di specie il difetto di motivazione costituisce un vizio sostanziale che induce a ritenere l’operato della Commissione stessa carente sotto il profilo della trasparenza e della necessità di assicurare un’adeguata par condicio tra i candidati”. La prova è dunque da rifare ma l’esito sembra confermare i sospetti. L’appuntamento è per il 18 giugno, l’indomani degli esami di Stato di Terza Media, nella sede di Frascati. Il risultato – sorpresa – è lo stesso di tre anni prima: stessi idonei, stessi bocciati, stessi vincitori. E stessi commissari, tranne uno (che nel frattempo, ironia della sorte, è diventato Commissario straordinario Invalsi). Insomma è il concorso perfetto.

A questo punto si guarda al cv dei candidati per capire meglio e quello che salta all’occhio è che il mondo dei pluri-promossi è davvero piccolo: due di loro possono vantare tra le “altre attività” d’aver collaborato a seminari e master di un professore che si sono ritrovati davanti nel ruolo di esaminatore un anno dopo. Un terzo candidato ha pubblicato insieme a un altro prof della commissione che lo ha poi dovuto giudicare. Qualcun altro, giusto due mesi prima di essere esaminato, se ne andava a Washington per una conferenza internazionale di tre giorni in compagnia del proprio esaminatore. Possibile che l’Invalsi sia ricorsa ancora agli stessi “giudici” che tre anni prima non erano stati in grado di motivare le loro scelte, tanto da incorrere nell’annullamento della prova? Possibile che, dovendo chiamare commissari da fuori, non sia riuscito a trovarne qualcuno che non avesse avuto nulla a che fare con i candidati interni? Il rischio ora è che si vada di nuovo davanti al Consiglio di Stato mentre sul primo concorso pende ancora un ricorso al Tar. Intanto i quattro vincitori “pro tempore”, oltre a occupare un posto di assoluta prevalenza all’interno dell’istituto, hanno ottenuto non soltanto gli aumenti economici per il futuro ma anche la corresponsione di emolumenti e arretrati antecedenti alla data della vincita del primo concorso. La selezione, infatti, si è svolta alla fine del 2010 ma aveva validità a decorrere dall’1 gennaio di quell’anno. E gli altri candidati? Loro possono aspettare la terza edizione dello stesso concorso. Il ricorso, infatti, è quasi scontato.

Anche perché a ben vedere è l’ultimo di una serie . Fra il 2012 e il 2013 sono stati fatti una serie di concorsi a tempo indeterminato per varie figure (Ricercatori III livello, CTER, collaboratori e funzionari amministrativi) che hanno portato con sé un treno di contenziosi e ricorsi sulle modalità di espletamento degli esami che hanno quasi sempre a che fare con la mancata esplicitazione dei criteri di valutazione e che si vanno ad assommare a quelli dei precari storici che chiedono il riconoscimento di un lavoro parasubordinato. E mica e’ finita. Un nuovo concorso a tempo determinato è stato appena bandito e già le polemiche si alzano in merito, anche da parte delle organizzazioni sindacali, perché in alcuni casi non coerente con le indicazioni del contratto collettivo di lavoro. Sono in corso, per altro, anche alcune stragiudiziali. Insomma, nel carrozzone Invalsi il vagone degli scontenti inizia a pesare parecchio, anche se poco o nulla al di fuori trapela.

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