“Se i processi dovessero andare in porto con condanne definitive, Berlusconi non resterebbe in Italia ad aspettare di scontare la pena in carcere. Non so se andrà ad Hammamet o in Russia o altrove, ma non resta qui“. Sono le parole pronunciate da Gaetano Pecorella, avvocato ed ex parlamentare del Pdl, ai microfoni de “La Zanzara”, su Radio24. “Berlusconi” – spiega – “potrebbe fare tecnicamente il latitante, nel senso di latitanza dorata. Ma i latitanti sono i poveracci, i ricchi non sono mai latitanti: risiedono ad Hammamet o alle Bahamas”. E aggiunge: “A una certa età bisognerebbe occuparsi dei nipotini. Quelli che non hanno capito quando ci si doveva ritirare hanno fatto una brutta fine, come Mussolini o Napoleone”. Pecorella stigmatizza duramente le iniziative dei sostenitori del Cavaliere, a cominciare dall’Esercito di Silvio: “Le loro manifestazioni sono sbagliate, perché sono controproducenti per lui: si crea questa specie di mito che si scontra poi coi magistrati. Sono proprio i suoi fan a danneggiarlo e ad eccitarlo“. Il penalista, che ha difeso in passato anche Emilio Fede, rivela di non essere mai stato pagato dall’ex direttore del Tg4. “Da lui” – dichiara – “non ho ricevuto neanche una lira, neppure per le spese processuali. Me lo diceva sempre mia moglie: ‘Guarda che quello non ti paga'”. Pecorella si pronuncia poi sulla strategia difensiva adottata dai legali Ghedini e Longo nel processo Ruby: “E’ stata sbagliata, il processo andava fatto sotto tono. E’ stato costruito tutto un castello di rapporti coi testimoni, di polemiche, di gente che protestava davanti al tribunale, inclusi ex magistrati che si sono messi in prima fila“. E sottolinea: ” Quanto più alto è il livello dello scontro, tanto più facilmente arrivi con le ossa rotte. Lo diceva anche Calamandrei:’ i magistrati sono come i maiali. Se li tocchi, gridano tutti’“. L’ex parlamentare del Pdl spiega: “Non puoi metterti contro la magistratura, soprattutto se continui ad attaccare uno, due, tre magistrati. E’ sempre stato così, la magistratura è una corporazione”. E rincara: “La storia che Ruby fosse la nipote di Mubarak mi sembra una trovata à la Totò. Forse era una battuta di Berlusconi, ma usarla nel processo era una cosa francamente insostenibile“. Pecorella rivela che avrebbe adottato la linea difensiva della ‘sincerità’: “Mi sembra difficile che una nipote di Mubarak venga invitata alle festicciole di Berlusconi. E se fossi stato convinto che era la nipote di Mubarak, non l’avrei poi consegnata a un certo ‘ambiente‘” di Gisella Ruccia