L’articolo 19 dello Statuto dei lavoratori è incostituzionale quando non consente la rappresentanza sindacale alle sigle che non hanno firmato un contratto. E’ la decisione della Corte Costituzionale adottata di un ambito della Fiom, esclusa dalla Rsa, contro la Fiat. La Consulta, si legge in una nota, “ha dichiarato l’illegittimità costituzionale dell’art. 19, 1 c. lett. b) della legge 20 maggio 1970, n. 300 (cosiddetto ‘Statuto dei lavoratori’) nella parte in cui non prevede che la rappresentanza sindacale aziendale sia costituita anche nell’ambito di associazioni sindacali che, pur non firmatarie di contratti collettivi applicati nell’unità produttiva, abbiano comunque partecipato alla negoziazione relativa agli stessi contratti quali rappresentanti dei lavoratori dell’azienda”.

La questione di legittimità costituzionale era stata sollevata e rimessa alla Consulta dai giudici dei tribunali di Torino, Modena, Vercelli, a seguito dei ricorsi presentati dai metalmeccanici della Cgil, esclusi dalle Rsa per non aver firmato il contratto specifico della Fiat, che richiama l’articolo 19 della legge 300 del 1970. Il sindacato aveva sollevato il contrasto con gli articoli 2, 3 e 39 della Costituzione, ossia sulla lesione del principio solidaristico, la violazione del principio di uguaglianza e del principio di libertà sindacale. “Alla lunga la giustizia vince – dice Francesco Percuoco, responsabile del settore auto Fiom di Napoli – Adesso chiederemo che ci siano dati gli strumenti per fare attività sindacale nello stabilimento Fiat di Pomigliano”. 

Nella stessa giornata la Fiat e i sindacati hanno firmato la cassa integrazione straordinaria per 777 lavoratori impiegati a rotazione alle presse di Mirafiori. Il provvedimento vale dall’8 luglio al 23 febbraio. “Sono previsti investimenti e interventi per il controllo della qualità. L’azienda vuole rilanciare le Presse facendone un centro di eccellenza”, commenta Vincenzo Aragona, segretario della Fismic Piemonte.

Secondo il Lingotto che ha preso atto della sentenza della Corte, in ogni caso, la decisione della Consulta solleva incertezze che possono essere sanate solo da una legge sulla rappresentanza che definisca “un criterio di di rappresentatività più solido e più consapevole delle delicate dinamiche delle relazioni industriali, che dia certezza di applicazione degli accordi, garantisca la libertà di contrattazione e la libertà di fare impresa, come avviene nei paesi di normale democrazia nelle relazioni industriali”.

“La Corte Costituzionale sembra abbia collegato il diritto a nominare le Rsa alla partecipazione alla negoziazione dei contratti collettivi poi applicati ai lavoratori dell’azienda – puntualizzano poi da Torino -. Se questa lettura è corretta, la decisione non appare riferibile alla posizione assunta dalla Fiom che, a priori, ha sempre rifiutato qualsiasi trattativa sui contenuti del contratto collettivo specifico di lavoro di primo livello di Fiat e di Fiat Industrial applicato a partire dal primo gennaio del 2012 nonchè sul recente rinnovo del predetto contratto collettivo”.

Non solo. “La Corte ha ribaltato l’indirizzo che la stessa aveva espresso nelle precedenti numerose decisioni sull’argomento nei 17 anni durante i quali è in vigore l’articolo 19 dello Statuto dei Lavoratori nella sua attuale formulazione”, rileva ancora il Lingotto che sottolinea come “Fiat ha sempre preso tutte le decisioni di tipo industriale tenendo conto della legislazione vigente e in particolare, dell’articolo 19 dello Statuto dei Lavoratori” modificato da un referendum nel ’96 e “promosso da Rifondazione Comunista e dai Cobas con l’appoggio pieno della Fiom”.