Ha scelto la sua e-news per andare all’attacco contro il “tiro al piccione” di cui si sente vittima dentro il partito. Matteo Renzi esce allo scoperto (per la seconda volta in pochi giorni) e sfida i vertici del Partito democratico: “Faccio un appello ai dirigenti del Pd: non preoccupatevi delle mie mosse, datevi voi una mossa. C’è un Paese, fuori dalle nostre stanze, che aspetta parole di proposta, parole di speranza. Non perdiamo (anche) questa occasione, vi prego”. D’altra parte, continua, “sembra che il principale problema del centrosinistra sia sapere se mi candido alla guida del Pd o meno – conclude – Ho grande autostima, ma continuo a pensare che ci siano problemi un po’ più seri del mio futuro”. Invece Renzi ha “l’impressione che non mi conoscano un granché – continua – Io faccio una battaglia se voglio affermare un’idea, non se devo ambire ad una poltrona. La poltrona al massimo è strumentale alla realizzazione dell’idea, non è il contrario. Sogno un Partito Democratico che cambia per cambiare l’Italia. Per prenderla per mano e portarla nel domani”.

Nel frattempo in piena battaglia per le regole congressuali, la riunione dei bersaniani, giovedì 4 luglio nella sede del Pd, si trasformerà nella prima prova di dialogo tra i big del partito. Sia Massimo D’Alema sia Dario Franceschini parteciperanno, insieme a Pier Luigi Bersani e a Guglielmo Epifani, al confronto sul documento “Fare il Pd”, promosso dall’area dell’ex segretario. I renziani, invece, seppur invitati, non parteciperanno. Ed è proprio D’Alema a rispondere apertamente al sindaco: “Renzi ha sempre detto che vuole essere il leader del centrosinistra. Aspetti dunque le primarie per eleggere il candidato del centrosinistra e ci consenta di eleggere il segretario del Pd. Altrimenti rischiamo di eleggere un cattivo segretario”. Gianni Pittella, candidato alla segreteria del Pd, riflette: “Quelli che oggi negano apertamente di avere il patentino di tiratori scelti sono gli stessi che ieri, nel segreto dell’urna, di piccioni ne hanno fatti fuori parecchi. Renzi però si sfili dal ruolo di piccione sacrificale e decida subito se vuole cambiare il partito per cambiare il Paese o se crede di usare il Pd come trampolino per annidarsi a palazzo Chigi”.

Il sindaco di Firenze dal canto suo racconta di sentirsi come un bambino all’interno del partito: “In privato tutti mi dicono: Matteo, stai buono, ti facciamo fare il candidato premier. Stai buono, che poi tocca a te. Insomma: un bambino bizzoso cui si promette la caramella se non piange. Signori, conosco il giochino: i capicorrente romani prediligono lo sport del tiro al piccione. E io sinceramente non ho molta voglia di fare il piccione”. “Il Pd – insiste l’ex rottamatore – deve affrontare i problemi degli italiani, non giocare con le alchimie delle regole (che peraltro ci sono già, basta applicarle!)”. 

E quindi al centro c’è il tema del congresso: “Ho chiesto al ‘traghettatore’ Epifani di fissare la data del congresso – continua – Non ho ricevuto per il momento nessuna risposta, ma so che a Roma hanno fatto una commissione. Vorrà dire che noi aspetteremo la fine dei lavori. Il Partito Democratico che vorrei, chiunque ne sarà leader, è un partito aperto, coraggioso, che accoglie le persone senza respingerle ai seggi che ha il coraggio di andare controcorrente e contro le correnti. Io vorrei un Pd capace di vincere. Il Pd delle correnti non riesce a vincere al massimo può partecipare. Credo che il futuro ci raggiungerà presto e che dobbiamo farci trovare pronti. Quello che faremo, sia che ci candidiamo sia che non ci candidiamo, lo faremo come sempre senza chiedere il permesso ai capicorrente”.

Rosy Bindi allarga le braccia: “Renzi non vuole fare il piccione? Se mai la colombina…”. Bussare alla porta di Pierluigi Bersani porta ancora meno fortuna: “Per carità, tenetemi fuori dai piccioni”. Beppe Fioroni non si sottrae all’ingaggio, ma sempre sul filo dell’ironia: “E’ un errore paragonarsi ai piccioni. Sono animali che fanno branco, si muovono sempre assieme, sono una grande famiglia e attecchiscono facilmente. Inoltre, chi li vuole eliminare è punito penalmente”. Così, l’unico che alla fine risponde a Renzi è lui, “il mio serial killer di fiducia” (così l’ha definito lo stesso sindaco), Nico Stumpo: “Renzi non faccia la fava, lui ha messo nella commissione regole e in segreteria i suoi uomini. Proprio come un capocorrente”.