Armato fino ai denti spara sette colpi di pistola contro sindaco e vicesindaco all’interno del municipio, ferendoli in maniera grave. Spara ancora durante la fuga, in piazza, inseguito dagli agenti di polizia locale che cercano di fermarlo, sparando a loro volta. Pochi istanti dopo fa irruzione, fucile alla mano, nella sede della Cgil, dove non spara ma lancia un rudimentale ordigno incendiario contro la porta. Subito riprende la fuga a bordo della sua macchina, già mezza distrutta e alla fine, prima di essere fermato e arrestato, spara alcuni colpi di fucile contro una volante della polizia.

Una mezz’ora di autentica follia, degna della migliore tradizione hollywoodiana. Teatro della vicenda è la cittadina di Cardano al Campo, comune della provincia di Varese cresciuto all’ombra di Malpensa e nei panni del folle vendicatore c’era “il Peg”, l’ex comandante dei vigili Giuseppe Pegoraro: classe 1952, laureato, scapolo e senza figli. Un sessantunenne con la passione per le armi, tutto divisa e lavoro. Nel suo passato recente c’è però una macchia, che gli è costata prima trasferimento ad incarico amministrativo poi la sospensione dal servizio per effetto di un provvedimento disciplinare.

Assieme ad altri colleghi Giuseppe Pegoraro era stato accusato di aver commesso una truffa ai danni dello stesso Comune di Cardano e lo scorso mese di ottobre il tribunale di Busto Arsizio lo aveva condannato in primo grado a 2 anni. A lui era toccata la condanna più lieve, agli altri sei colleghi sono state infatti comminate pene tra i due anni e sei mesi e i 4 anni di reclusione. Secondo l’accusa il sistema (messo in atto tra il 2004 e il 2005) prevedeva che uno timbrasse per tutti, consentendo agli altri di non essere presenti ad inizio o fine turno.  

Non c’è ancora nessuna certezza sulle ragioni che hanno armato la mano di Pegoraro, ma in molti confermano che si sentiva esasperato da quella vicenda, che lo aveva logorato al punto di pensare di poter regolare a modo suo quel conto in sospeso con l’amministrazione comunale, perché, come ha detto poco prima di entrare in azione “io non posso vivere così”. Lo scorso 4 giugno la commissione disciplinare gli aveva rinnovato di 6 mesi la sospensione cautelare dal servizio, destinandolo alla sospensione senza stipendio (ma con assegno alimentare). Un provvedimento che l’ex vigile aveva contestato fin da subito, presentando anche un ricorso.

Martedì mattina ha comunque deciso di andare in via Torre, dove ha parcheggiato la sua Peugeot. Qualcuno lo ha anche visto vicino al municipio e quando lo ha salutato si è sentito rispondere “vai via, vattene via!”. A raccontarlo è Mario Ielpo, un cittadino cardanese amico di Pegoraro: “mi è sembrato strano, perché di solito è sempre gentile, ma non ci ho fatto caso. Certo, quando poi ho sentito i colpi di pistola ho subito pensato che fosse stato lui, perché sapevo che era molto arrabbiato con il comune”.

Si è presentato nell’ufficio della sindaca Laura Prati (Pd), dove ha trovato anche il vicesindaco Costantino Iammetti, facendosi largo e scavalcando la fila di cittadini in attesa con la scusa di dover protocollare dei documenti. In ufficio ha estratto la pistola ed ha sparato sette colpi, quattro sul sindaco e tre sul vicesindaco.

Laura Prati, la sindaca 49enne eletta nel 2012 (già assessore nella giunta dell’ex sindaco Mario Aspesi, oggi consigliere di amministrazione Sea), è stata ferita all’addome e all’avambraccio. Trasportata all’ospedale di Gallarate è stata sottoposta ad un intervento chirurgico e sembra che ora le sue condizioni non destino preoccupazione. Il vicesindaco Costantino Iammetti, 77 anni, è stato ferito di striscio alla testa, all’addome e alla gamba. Elitrasportato all’ospedale di Varese, dove è stato operato e anche lui è fuori pericolo di vita.

L’aggressore ha lasciato il palazzo comunale passando dal retro, dove ha incrociato alcuni dipendenti che stavano scappando dagli uffici. Una di loro, Patrizia Scampini, racconta: “Purtroppo l’ho visto con la pistola in mano, mi ha guardato e mi ha detto: ho regolato i miei conti e poi se ne è andato”. Un agente della polizia locale, allertato dal rumore degli spari si è diretto verso l’ingresso del municipio e, realizzato l’accaduto, si è lanciato a piedi all’inseguimento di Pegoraro, che nel frattempo aveva raggiunto la macchina. Tra i due c’è stato un conflitto a fuoco, che fortunatamente non ha causato ulteriori feriti. La macchina del fuggitivo è stata colpita più volte agli pneumatici e ai finestrini, ma i colpi esplosi non sono bastati per fermarlo.

Ancora in preda alla voglia di vendetta, Pegoraro ha fermato la macchina a poche centinaia di metri dal Comune, in via Gerolamo Cardano, proprio davanti alla sede della Cgil. Ha impugnato il fucile a pompa che portava con sé ed ha fatto irruzione negli uffici, intimando a tutti i presenti di uscire. A quel punto ha lanciato un ordigno incendiario contro la porta, forse nel tentativo di distruggere la sede del sindacato, per poi darsi nuovamente alla fuga. Il piccolo incendio ha appena annerito l’infisso, danneggiando la struttura in modo lieve. Appena Pegoraro è montato in macchina sono bastati infatti pochi spruzzi di estintore per domare le fiamme. Sono una ventina le persone che hanno assistito a questo episodio e, anche tra questi, nessuno è rimasto ferito.

Pegoraro ha raggiunto la vicina Gallarate percorrendo un paio di chilometri con le ruote a terra e l’auto semi distrutta. Ha abbandonato la macchina in una zona residenziale e, quando ha visto una macchina della Polizia, sentendosi braccato, l’ha bersagliata con la propria carabina di precisione, colpendola diverse volte prima di tentare la fuga a piedi. Anche in questo caso nessuno è rimasto ferito. Gli agenti di polizia lo hanno stanato cercandolo tra i cortili e i giardini delle case e sono riusciti ad immobilizzarlo prima che sparasse di nuovo.

Oltre ad un vasto assortimento di munizioni, Giuseppe Pegoraro aveva con sé un vero e proprio arsenale. La pistola calibro 7,65 usata in municipio, il fucile a pompa con cui ha terrorizzato le persone nella sede della Cgil, la carabina di precisione con cui ha sparato alla polizia, un’altra pistola calibro 9 e due coltelli. Nella sua macchina sono stati poi trovati diversi contenitori con liquidi infiammabili. Non è ancora chiaro se la sua intenzione fosse quella di colpire anche altri obiettivi.