Il Pd si riallinea sulle posizioni della maggioranza. Rientrano i venti pacifisti di una parte del partito e la mozione proposta alle altre forze che sostengono il governo – Pdl e Scelta Civica – viene snaturata con la semplice aggiunta di una parola (“non procedere a ulteriore acquisizione” anziché “nessuna acquisizione”). La maggioranza vota dunque compatta. Il governo – o comunque la sua immagine – è integro. Gli F35 sui quali c’è già stato il sì all’acquisto si compreranno. Eventuali altre acquisizioni dovranno passare dal voto del Parlamento. Intanto la cifra da pagare entro dicembre per i primi 3 aerei più l’acconto per altri tre è di un miliardo di euro, secondo il sito specializzato Analisi Difesa

La Camera ha approvato, con 381 sì la mozione dalla maggioranza. I no sono stati 149. In precedenza era stata bocciata la mozione di Sel e sostenuta dal Movimento Cinque Stelle con 378 voti contrari e 136 voti a favore. La riprova del fatto che il testo del Pd sia stato snaturato è nell’atteggiamento delle opposizioni (M5S e Sel) che avevano in un primo momento annunciato la possibile astensione, ma poi hanno espresso voto contrario. Il ministro della Difesa Mario Mauro è apparso soddisfatto: “Per amare la pace, armare la pace”. Al ministro risponde il presidente di Sinistra Ecologia e Libertà Nichi Vendola: “Ministro Mauro, per amare la pace bisogna dare speranza e diritti, e non cacciabombardieri”. I deputati di Sel sono arrivati a Montecitorio con fazzolletti della pace al collo, mentre quelli dei Cinque Stelle hanno esibito durante il dibattito foto di scenari di guerra con macerie, morte, distruzione. 

Il testo del Pd annacquato per votare insieme al Pdl
Come temevano le opposizioni e le associazioni pacifiste, dunque, il testo appoggiato da Partito DemocraticoPopolo delle Libertà e Scelta Civica è una versione annacquata di quella concordata in mattinata dai deputati democratici e che aveva portato Sel e Cinque Stelle a valutare un sostegno indiretto con l’astensione. Questo nonostante Gian Piero Scanu, primo firmatario dell’originaria mozione dei democratici, aveva escluso ogni modifica al testo: “Non verrà modificata neanche una virgola”. Invece è bastato aggiungere un aggettivo – “ulteriore” – per cambiare la sostanza del provvedimento, che non impegna più il governo a sospendere il programma in attesa dell’indagine conoscitiva parlamentare, ma solo a rinviare nuove acquisizioni dopo la conclusione di un’indagine, i cui termini rimangono estremamente vaghi e fumosi. Come spiega il coordinatore della Rete Disarmo, Francesco Vignarca, infatti “l’indagine conoscitiva è solo citata nel preambolo della mozione, senza indicarne né tempi, né modalità. Quindi tutto diventa molto scivoloso”. Appare quindi corretta l’interpretazione del capogruppo Pdl, Renato Brunetta: “La mozione non prevede nessuna sospensione, quello che si deve verificare è un ulteriore impegno che deve passare per il Parlamento, sulla base della normativa esistente. Il programma F-35 è confermato, ma per tutte le ulteriori fasi serve una verifica parlamentare. Le ulteriori fasi sono quelle che non sono state ancora decise”. 

Mauro: “I nuovi caccia sostituiscono altri velivoli vecchi”
Gli F35, aveva spiegato il ministro Mauro in Aula, “devono andare a sostituire” altrettanti velivoli dell’Aeronautica, come i Tornado, arrivati alla fine del loro percorso, con questo obiettivo “in tempi non sospetti, fin dal 1998” sono stati individuati “questi strumenti”. Quindi “non c’è nessun velivolo che si aggiunge agli esistenti nell’ottica di una esibizione muscolare”. L’F35, ha aggiunto Mauro “non è un cattivo aereo”, ma è stato individuato per questo obiettivo che è quello che riguarda più profondamente il diritto-dovere alla difesa, costituzionalmente garantito, che è anche “diritto dell’Italia contenere i conflitti e dunque garantire la pace”.

Cosa dice la mozione: “No a altre acquisizioni”
La mozione impegna il governo “relativamente al programma F35, a non procedere a nessuna fase di ulteriore acquisizione senza che il Parlamento si sia espresso nel merito, ai sensi dell’articolo 4 della legge 31 dicembre 2012 n. 244″. Il testo chiede di “dare impulso, a partire dal Consiglio europeo di dicembre, a concrete iniziative per la crescita della dimensione di Difesa comune europea in una prospettiva di condivisa razionalizzazione della spesa” e invita al “al pieno rispetto di quanto previsto dall’articolo 4 della legge 31 dicembre 2012 n. 244 allo scopo di garantire al Parlamento di esercitare le proprie prerogative”. Tra le premesse, c’è quella che “la commissioni parlamentari competenti hanno manifestato l’intendimento di avviare audizioni ed indagini conoscitive in vista del Consiglio europeo di dicembre, in particolare sui sistema d’arma destinati alla difesa, per verificare la coerenza della pianificazione dell’investimento, ai sensi dell’articolo 4 della legge 31 dicembre 2012 n. 244 e anche alla luce delle parallele iniziative degli altri Paesi”.

Mozione di maggioranza diversa da quella del Pd per una parola: “Ulteriore”
Testi alla mano la mozione della maggioranza è stata diversa da quella del Pd per una sola parola: “Ulteriore”. Nella mozione del Pd votata in mattinata al gruppo veniva infatti previsto di “non procedere a nessuna fase di acquisizione senza che il Parlamento si sia espresso nel merito”. In quella di maggioranza si prevede di “non procedere a nessuna fase di ulteriore acquisizione senza che il Parlamento si sia espresso nel merito”. Unica altra divergenza è un passaggio nella premessa. In entrambi i casi si fa riferimento al fatto che le commissioni parlamentari competenti hanno annunciato di voler avviare audizioni e indagini conoscitive sul tema della difesa per verificare “la coerenza della pianificazione dell’investimento”, nel caso della mozione del Pd “anche alla luce delle condizioni generali di finanza pubblica, che nel momento attuale risultano caratterizzate da una complessa crisi economica che ha ripercussioni sul piano sociale”, frase che non c’è nella mozione del Pd. Per il resto le quattro pagine di mozioni sono identiche. In entrambi i casi il governo è impegnato oltre che a passare dal Parlamento per nuove fasi di acquisto anche a “dare impulso, a partire dal Consiglio europeo di dicembre, a concrete iniziative per la crescita della dimensione di Difesa comune europea in una prospettiva di razionalizzazione della spesa” e al “pieno rispetto” della legge 244 del 2012, “allo scopo di garantire al Parlamento di esercitare le proprie prerogative”.

Deputati Sel con fazzoletti della pace, i M5S protestano con foto di guerre
E quindi ha un bel dire il Partito Democratico a cantare vittoria per un successo politico. E’ qui che infatti si inserisce la polemica di Cinque Stelle e Sel: “Da vari siti – scrive su Twitter il capogruppo vendoliano Gennaro Migliore – sembra che il Pd voti per sospendere #F35 fino al termine di un’indagine conoscitiva. Non è vero”. I deputati di Sel sono arrivati alla Camera “indossando” tutti il fazzoletto della pace. C’è chi l’ha infilata nel taschino, altri al polso o al braccio, alcune deputate al collo. I parlamentari dei Cinque Stelle hanno alzato in Aula foto-manifesto che ritraevano scene di guerra per protestare “visivamente” contro la mozione della maggioranza sugli aerei F35 (il presidente di turno, Luigi Di Maio, anche lui di M5S, li ha richiamati immediatamente all’ordine assicurando che segnalerà alla presidenza quanto avvenuto). 

Il voto compatto del Pd. Qualche “dissidente” non vota
Il Pd ha votato compatto. Tutti i presenti hanno votato sì. Undici non hanno partecipato al voto. Per la mozione di Sel da parte del Pd c’è stato il solo voto favorevole di Enrico Gasbarra. In 29 non hanno partecipato al voto anche se 5 di questi hanno poi verbalizzato la loro astensione che si è andata ad aggiungere ai due astenuti Amodio e Capone. Tra quanti nel Pd non hanno partecipato al voto risultano, tra gli altri, Pippo Civati, Gero Grassi, Sandra Zampa, Alessandra Moretti, Michela Marzano, Roberto Morassut e la Bossa.

E i pacifisti del Pd? Di certo i 14 deputati del Pd firmatari della mozione proposta da Giulio Marcon (Sel) rendono noto di aver condiviso di non ritirare la firma, ma di far confluire il loro voto sulla mozione proposta dal Partito Democratico quale, spiegano, “ricordando che l’Italia ripudia la guerra e che la difesa prevista dalla Costituzione non è solo quella in armi, impegna il Governo a ripensare le proprie scelte nell’ambito di una comune politica di difesa europea, ribadisce l’esclusiva competenza del Parlamento sull’acquisizione dei sistemi d’arma, avvia un’indagine conoscitiva sul programma F35 e ne sospende pertanto l’attuazione. Finalmente il Parlamento recupera dunque la sua centralità” scrivono i deputati democratici Antonella Incerti, Paolo Beni, Salvatore Capone, Laura Coccia, Antonio Decaro, Filippo Fossati, Maria Chiara Gadda, Michela Marzano, Davide Mattiello, Luca Pastorino, Fausto Raciti, Chiara Scuvera, Giorgio Zanin, Giuseppe Zappulla.

Analisi Difesa: “In totale l’Italia deve già stanziare 2 miliardi”
Secondo il sito specializzato Analisi Difesa, che cita fonti riservate, è di “quasi un miliardo di euro quanto complessivamente l’Italia sta pagando ed entro il prossimo 31 dicembre dovrebbe impegnarsi a versare per l’acquisto dei suoi primi tre” F-35 e “come acconto per i successivi 3 esemplari”. Secondo il giornale online i costi sono così divisi: 396,4 milioni è a tutto giugno la cifra in corso di pagamento, mentre per i rimanenti 516 milioni è prevista lo sottoscrizione dei relativi impegni contrattuali entro il 31 dicembre. Ulteriori contratti per 60,3 milioni di euro saranno firmati sempre entro quest’anno come anticipi per altri 7 F-35A e per il primo F-35B a decollo corto e atterraggio verticale destinato alla Marina Militare”. Dunque, dice ancora Analisi Difesa, “se si sommano gli impegni finanziari per i primi 14 aerei sottoscritti a tutto giugno e quelli attesi entro dicembre, si ottiene un totale di 973,2 milioni di euro, ai quali, per completare l’iter di acquisto, dovranno aggiungersene circa altrettanti”.

(ha collaborato Enrico Piovesana)