“Sono indignato. Al Corriere si sono comportati in modo scorretto e offensivo, mi hanno una fatto una cosa senza dirmelo. La Kyenge non è intoccabile”. Così Giovanni Sartori, docente universitario ed editorialista del Corriere della Sera, si sfoga ai microfoni de “La Zanzara”, su Radio24. Casus belli: un suo editoriale critico nei confronti del ministro dell’Integrazione Cécile Kyenge, posto in una posizione anomala e poco evidente sul noto quotidiano. “Potrei chiudere la mia collaborazione con il Corriere” – dichiara Sartori – “Gli accordi sono che un mio pezzo o lo mettono come editoriale o non lo mettono. E io ho la facoltà di ritirarlo. Peggio di così” – continua – “non mi potevano sistemare, una cosa ridicola. E senza dirmi niente. Lo avrei ritirato di sicuro. In cinquant’anni col Corriere non era mai successo”. Il politologo spiega il contenuto del suo articolo: “Era un pezzo molto educato sul problema dell’integrazione, un problema che una oculista come la Kyenge non conosce per niente. E’ come se mi chiedessero di discettare di chimica: lo farei male perché non me ne intendo”. E aggiunge: “Non risulta nemmeno che il ministro conosca bene la lingua italiana. Quando, ad esempio, dice che gli Italiani sono meticci, dovrebbe comprarsi un dizionario qualsiasi, Dio Santo, e scoprirebbe che “meticcio” vuol dire “di razza, di etnia diversa”. Quindi” – prosegue – “dice una stupidaggine. Il problema è gravissimo, è una sciocchezza assoluta fare ministro una persona solo perché è un simbolo”. Sartori osserva: “Fare la bella figura nominando una nera per l’Integrazione non basta, bisogna nominare una nera che se ne intende. E invece tutto quello che ha detto la Kyenge sono state solo sciocchezze, come quelle sullo ‘ius soli’. Se diamo lo ‘ius soli’” – continua – “ci ritroviamo 40mila barconi all’anno. Non mi importa niente se mi appiccicano addosso ingiurie come “razzista”, perché io conosco molto bene il problema”. Sartori conclude con una nuova frecciata: “Potevano nominare la Kyenge come ministro dell’oculistica e non dell’Integrazione, perché ne sa meno dello spazzino dell’angolo sotto casa mia