L’Iran ha votato per eleggere il successore del presidente Mahmud Ahmadinejad. Quando sono stati scrutinati il 65% dei voti, il candidato moderato-riformista Hassan Rohani detiene la maggioranza assoluta che eviterebbe il ricorso ad un ballottaggio. Secondo dati ufficiali rilanciati dal sito dell’emittente iraniana Press Tv, Rohani ha ottenuto per ora il 51,07% dei voti. A Rohani sono andati finora 11,75 milioni di voti, precisa Press Tv. 

Il candidato è stato per 16 anni segretario del Consiglio supremo per la sicurezza nazionale. Attualmente guida il centro di ricerca strategica ed è membro del Consiglio del Discernimento e dell’Assemblea degli Esperti. Nel 2003 fu nominato capo negoziatore sul nucleare. Alle elezioni presidenziali ha rappresentato il Fronte moderato-riformista dopo che l’altro candidato ammesso, Mohamamd Reza Aref, si è ritirato. Le principali forze politiche che sostengono Rohani sono ‘Mosharekat’ (Condivisione), i Mojahedin della Rivoluzione Islamica, ‘Kargozaran’ e l’Associazione del Clero Combattente. Rohani è appoggiato da personalità di spicco quali gli ex presidenti Ali Akbar Hashemi Rafsanjani e Seyyed Mohammad Khatami e dall’hojatoleslam Hassan Khomeini, nipote del defunto leader della Rivoluzione Islamica, l’ayatollah Ruhollah Khomeini. In politica estera, il programma dello schieramento moderato-riformista prevede un’apertura verso l’Occidente, in particolare nei confronti degli Stati Uniti, con l’obiettivo di risolvere la questione nucleare

A causa dell’elevata affluenza, la chiusura delle urne era stata prorogata di cinque ore prima dell’avvio dello spoglio. Si tratta di una potenziale opportunità per i riformisti che, emarginati dopo la repressione dei moti del 2009, si sono alleati coi moderati presentando un unico candidato. L’elevato numero di pretendenti (in campo conservatore spiccano il popolare sindaco di Teheran, Mohammad Baqer Qalibaf, e il negoziatore per il nucleare, Said Jalili, molto vicino alla Guida suprema Ali Khamenei) rendeva all’inizio verosimile la previsione di un ballottaggio fra una settimana, ipotesi poi smentita nel corso dello scrutinio.

Nell’Iran dei sospetti di brogli che funestarono la rielezione di Ahmadinejad nel 2009 tutto è possibile. Ma in questa tornata – come ha sottolineato il ministro dell’Interno, Mostafa Mohammad-Najjar – rappresentanti dei candidati erano presenti in tutti i seggi, in linea con nuove misure prese per aumentare la trasparenza. Il ministro ha promesso pronte indagini su qualsiasi tentativo di brogli, peraltro non segnalato finora. Del resto una draconiana preselezione dei candidati operata dai Guardiani della costituzione (e auto-esclusioni come quella del leader riformista Mohammad Khatami o del suo candidato di punta Mohammad-Reza Aref) ha limitato al moderato Rohani l’esponente in qualche modo più vicino all’opposizione.

L’affluenza è stata definita “alta” da varie autorità nell’inedito “election day” in cui si è votato anche per i municipi e di villaggio. Nella provincia di Teheran, in genere sotto la media nazionale, il comitato elettorale ha previsto una partecipazione al voto del 70%, ossia 18 punti più alta delle parlamentari della primavera di un anno fa (in quelle elezioni, a livello nazionale, la quota era stata del 64%, mentre l’affluenza per le presidenziali del 2009 aveva raggiunto l’85%). Esortazioni al voto sono venute dalla Guida suprema, Ali Khamenei, che da settimane chiede un avallo democratico al nuovo presidente nella sua azione di contrasto ai “nemici” della Repubblica islamica. Sebbene tutte le scelte strategiche più importanti spettino a Khamenei, l’elezione è rilevante perchè il presidente, oltre a doversi occupare di un’economia sotto pressione inflattiva e occupazionale anche a causa delle sanzioni internazionali, ha una relativa voce in capitolo nella gestione del negoziato sul programma nucleare di Teheran, sospettato di finalità militari.

Palese è stata la differenza di clima della campagna elettorale, sottotono rispetto a quella accesa di quattro anni fa. Per evitare il ripetersi di festeggiamenti anticipati da parte dei sostenitori del candidato riformista Mir Hossein Mussavi, poi risultato sconfitto in maniera controversa da Ahmadinejad e da oltre due anni agli arresti domiciliari, quest’anno tutti i candidati hanno esortato a scendere in strada solo dopo l’annuncio ufficiale dei risultati. Questo è previsto all’alba, 6-8 ore dopo la chiusura dei seggi, anche se il ministero dell’Interno ha promesso un conteggio “più veloce” rispetto a quello delle elezioni passate. Dubbi sulla regolarità di queste elezioni sono stati espressi in anticipo dal relatore dell’Onu sui diritti umani in Iran, Ahmed Shaheed, assai screditato a Teheran e dall’arcinemico della Repubblica islamica, gli Usa, che lamentano “mancanza di trasparenza”.