Il Tribunale di Parma mette il dito nei conflitti d’interesse di Mediobanca a Collecchio. Il quadro completo dell’operato di Piazzetta Cuccia nell’affaire Parmalat emerge dai nuovi stralci pubblicati dall’Ansa delle conclusioni dell’ordinanza  con la quale a fine marzo il giudice aveva chiesto di rimuovere Antonio Sala dal cda del gruppo italiano, aveva adottato una serie di misure a tutela della società, inclusa la nomina di un commissario per vigilare sull’operazione Lag e aveva disposto l’uscita del consigliere Marco Reboa dal comitato che avrebbe dovuto vigilare proprio sulle operazioni in conflitto di interesse, quelle con le “parti correlate”.

Come il contestato acquisto da 904 milioni di dollari di Lactalis American Group (Lag) che vedeva Lactalis giocare contemporaneamente su due tavoli, quello del venditore e quello del compratore, Parmalat, di cui è il primo azionista. In questo pasticcio, notano i giudici, Mediobanca non avrebbe dovuto essere della partita, in quanto non aveva i requisiti per essere consulente indipendente di Parmalat  dato che “non poteva reputarsi indipendente” rispetto al venditore. L’istituto guidato da Alberto Nagel, afferma il Tribunale in linea con precedenti osservazioni della Consob, era “plausibilmente condizionato dalla prospettiva di riscuotere” 94 milioni di euro da Lactalis, “parte” dei 420 milioni prestati ai francesi per l’Opa con cui avevano comprato Parmalat l’anno prima. Piazzetta Cuccia, inoltre, aveva in essere due derivati con Bsa, holding dei proprietari di Lactalis, del valore nozionale di 100 milioni di euro.

La nomina dell’istituto a consulente indipendente da parte del comitato parti correlate di Parmalat è stata quindi giudicata “una grave irregolarità”. Il Tribunale ricorda che Mediobanca rilasciò la sua fairness opinion sul valore di Lag il 22 maggio 2012. Opinione in linea con esigenze di Lactalis le cui pressioni su Piazzetta Cuccia erano venute alla luce nei giorni scorsi. All’inizio di luglio, poi, dopo aver incassato da Parmalat 904 milioni di dollari, Lactalis rimborsò alle banche creditrici 700 milioni di euro, “prima parte” di quella facility A da 1,5 miliardi di euro che andava restituita entro metà mese e che includeva anche i 94 milioni di Mediobanca.

Facendo un passo indietro nel tempo, il Tribunale nota poi che la stessa Piazzetta Cuccia, nella fairness opinion rilasciata nell’ottobre del 2011 sul contratto di cash pooling tra Parmalat e Lactalis, avvertiva che i francesi non sarebbero riusciti a rimborsare il finanziamento per l’Opa “se non mediante operazioni straordinarie, quali la cessione di asset”. Non solo. Il giudice sottolinea anche come l’incarico di consulente indipendente nell’acquisizione di Lag sia stato doppiamente “scontato”. Da un lato perchè Piazzetta Cuccia offrì i suoi servizi ad un prezzo così basso, pari a un terzo rispetto a quello proposto da Rothschild e Hsbc, le altre due banche in corsa, da risultare “anomalo”. Dall’altro perchè l’esito del processo di selezione appariva, nelle email sequestrate dalla Procura di Parma, una partita già scritta.

“La stessa Mediobanca sapeva, in quanto comunicatole da Reboa, che avrebbe presentato la propria offerta dopo gli altri candidati”, scrive ancora il Tribunale sottolineando come il comitato parti correlate, scegliendo Piazzetta Cuccia abbia “fortemente svalutato” il requisito dell’indipendenza, che Mediobanca appunto non aveva, a quello della convenienza economica. Che Piazzetta Cuccia fosse “destinata” all’incarico prima di una formale investitura da parte del comitato emerge dalle e-mail inviate da Reboa ai funzionari della banca con cui teneva “un canale di comunicazione riservato”. Il consigliere di Parmalat “sollecitava” Mediobanca “ad affrettare i tempi, dando per scontata l’aggiudicazione dell’incarico” nonostante il comitato avrebbe deliberato sul conferimento “solo tre giorni dopo”, il 22 dicembre 2011.

“Anche l’ironica espressione (“the winner is…“) contenuta nel messaggio di posta inviato da Reboa a Rebecchini e Rosati di Mediobanca il 20 dicembre 2011 (due giorni prima dell’assegnazione dell’incarico, ndr) rivela come la richiamata verbalizzazione degli organi di Parmalat deve reputarsi, nella migliore delle ipotesi, una mera formula di stile”, conclude il Tribunale.

E’ in questo contesto che i giudici hanno ritenuto “fondato il sospetto” che l’acquisizione di Lag “sia stata il frutto di una direttiva promanante” da Lactalis “attraverso vie diverse da quelle ufficiali, programmaticamente dannosa per Parmalat, in quanto scientemente volta all’imputazione in capo a quest’ultima di una perdita” pari alla “maggiorazione del valore delle società acquisite rispetto a quello di mercato, al fine di consentire” a Bsa, la holding dei proprietari di Lactalis, “di far fronte alle scadenze più prossime nel tempo del prestito” contratto per comprarsi la stessa Parmalat.