Vivono con due mamme o due papà, e sono alla pari con i loro coetanei per autostima, comportamento emozionale e tempo speso in compagnia dei genitori. Ma avrebbero una marcia in più rispetto alla media in tema di benessere complessivo e coesione familiare. I bambini figli di coppie omosessuali crescono altrettanto bene, e sotto alcuni aspetti meglio, rispetto a quelli che vivono nelle famiglie tradizionali. Lo dicono i risultati preliminari di uno studio condotto dall’università di Melbourne su 500 minori residenti in Australia: le same-sex families sono più unite – suggerisce la ricerca – perché devono affrontare gli attacchi che arrivano dalla società, metabolizzarli e dare loro una spiegazione.

The Australian Study of Child Health in Same-Sex Families, si legge sul sito dell’ateneo, è “la più ampia ricerca al mondo” sul tema. E’ iniziata nel 2012, si concluderà nel 2014 e coinvolge 500 minori tra i 2 mesi e i 17 anni e 315 genitori (80% donne, 18% uomini e 2% di altro genere) tra gay, lesbiche, bisex e queer che hanno compilato online o via mail un Child Health Questionnaire riconosciuto dalla comunità scientifica internazionale. Lo scopo è “misurare il benessere fisico, mentale e sociale dei bambini che vivono in questo ambiente”: secondo l’Australian Bureau of Statistics, nel 2011 erano 33mila le coppie omosex che vivevano insieme a 6.120 figli under 25. Tra gli obiettivi c’è anche quello di “studiare il ruolo della discriminazione” sul loro sviluppo. Cinque gli indicatori utilizzati: autostima, emotività, tempo trascorso con i genitori, stato di salute e coesione familiare. “I primi risultati – si legge sull’interim report – suggeriscono che i bambini hanno uno sviluppo normale e ottengono dei punteggi più alti dei coetanei in tema di benessere e coesione familiare per via delle discriminazioni cui sono sottoposti”. E gli scarti sono così marcati che se fossero casuali, spiegano i ricercatori, si verificherebbero in meno di un caso ogni 10 mila.

Secondo lo studio, il modo in cui le same-sex families devono rapportarsi ai fenomeni di omofobia avrebbe un impatto sul modo in cui i loro membri si relazionano tra loro. “Per via della situazione in cui si trovano – spiega Simon Crouch, responsabile del progetto – questi bambini sono più desiderosi di comunicare e affrontare con i loro cari tematiche come il bullismo“. Lo studio indaga inoltre sulla relazione tra il benessere dei piccoli e le discriminazioni cui le loro famiglie possono essere sottoposte a scuola, nelle strutture per l’infanzia, in quelle sanitarie e attraverso i media. “Una discriminazione che può variare dai commenti poco informati alla presa in giro, dal bullismo all’omofobia conclamata, fino al rifiuto”, spiega ancora Crouch. Il modo in cui questi attacchi vengono metabolizzati in seno alla famiglia avrebbe effetti positivi: il confronto su questi temi “favorisce l’apertura mentale e rinforza il carattere dei piccoli”. Un fattore che, è una probabile obiezione, dall’altro lato potrebbe poi diventare un elemento di autoesclusione o parziale isolamento dalla vita sociale.

In Australia le nozze gay non sono consentite (nel 2012 il parlamento ha votato contro e non se ne riparlerà prima delle elezioni di settembre), ma la legge riconosce come coppie di fatto sia le relazioni fra due sessi che dello stesso sesso. Inoltre alle co-madri lesbiche sono riconosciuti gli stessi diritti dei genitori di figli nati da fecondazione in vitro o inseminazione artificiale. Kate Coghlan e Susan Rennie vivono insieme ai loro tre figli: Hannah, 8 anni, Xavier, 6, e Anouk, 5, concepiti con il seme del medesimo donatore. “Noi parliamo di tutto – racconta Kate, 39 anni, al quotidiano australiano The Age – dal modo in cui i bimbi vengono concepiti ai differenti tipi di relazioni che gli esseri umani possono avere. Sono ragazzi molto aperti alla diversità”.

La letteratura scientifica in materia è ampia. Secondo i ricercatori australiani, sono 40 gli studi rilevanti condotti tra il gennaio del 1990 e il marzo 2011. L’ultimo pronunciamento autorevole risale al 21 marzo: quel giorno l’American Academy of Pediatrics, che rappresenta il 99% dei pediatri in attività negli Usa, diede il suo assenso famiglie omogenitoriali. Nel documento Promoting the Well-Being of Children Whose Parents Are Gay or Lesbian, i 60 mila membri dell’accademia si dichiararono a favore sia del “matrimonio civile per le coppie dello stesso sesso” sul quale è attesa entro giugno la decisione della Corte Suprema, sia della “piena adozione e dei diritti di affidamento per tutti i genitori, indipendentemente dall’orientamento sessuale”.