I regali non si chiedono indietro, lo sanno anche i bambini. Eppure Salvatore Ligresti è riuscito a fare anche questo. E ha trovato chi glieli ha restituiti accontentandosi di un risarcimento che valeva meno di un quinto del bene riconsegnato. Per di più accollandosi un salato affitto da pagare per gli anni a venire. L’incredibile vicenda è accaduta nel 2007 tra le mura dello Ieo di Umberto Veronesi, all’epoca nelle mani dell’amministratore delegato Carlo Ciani. Lo stesso uomo che tempo addietro era stato caldeggiato ai vertici della galassia Ligresti da Enrico Cuccia, il dominus di Mediobanca a sua volta primo azionista dell’Istituto europeo di oncologia, seguito a stretto giro dai rappresentanti del cosiddetto salotto buono. A partire  dalla Fondiaria Sai del costruttore siciliano oggi nelle mani di Unipol.

Al centro della storia, le vicissitudini di un terreno da circa 15mila metri quadrati alle porte di Milano che avrebbe dovuto entrare gratuitamente nelle disponibilità dell’Ieo fin dal lontano 2000. Ma che invece sta costando salato all’ospedale. Il caso è finito sul tavolo dei curatori fallimentari delle holding dei Ligresti, Imco e Sinergia, le stesse che proprio in queste settimane si trovano al centro di una dura battaglia per la costruzione di un’altra “creatura” di Veronesi, il Centro di ricerca biomedica avanzata (Cerba), attorno a cui ballano quasi 600 milioni di euro di crediti vantati da banche e assicurazioni indebitate con le banche, molte delle quali sono anche azionsite dello Ieo, come Unicredit, Bpm e Fondiaria.

Il primo capitolo, quello del dono, inizia il 3 maggio del 2000, quando una società dei Ligresti, con una scrittura privata, aveva ceduto gratuitamente l’area allo Ieo, per consentirgli l’edificazione dello Ieo 2, il Day Center dell’Istituto inagurato nel 2010 per offrire ai pazienti le prestazioni che non richiedono il ricovero, con l’obiettivo dichiarato di tagliare le liste d’attesa. Tra la donazione e l’inaugurazione, però, qualcosa è cambiato. Nel 2007, infatti, Imco, già allora gravata da un’imponente massa di debiti (720 milioni di euro) ha evidentemente bisogno di liquidità e si ricorda del vecchio regalo. E così bussa alla porta di Ciani che si lascia convincere a restituire il terreno. 

Un colpo non da poco per la società che è così riuscita a portare a casa quella che poi si è rivelata la sua principale commessa dell’anno: il contratto di vendita di cosa futura per la realizzazione dell’ampliamento dello Ieo.  Acquirente: il Fondo Comune di Investimento Immobiliare “Aristotele”, gestito da Fabrica Immobiliare Sgr, a sua volta controllata da società riconducibili al gruppo Caltagirone e al Monte dei Paschi di Siena. Controvalore: 80 milioni di euro, somma di poco inferiore all’importo di un finanziamento bancario ricevuto lo stesso anno da Imco.

Dal canto suo lo Ieo che aveva restituito il regalo, si è accontentato dell’impegno di Imco a contribuire, a partire dall’inaugurazione e per soli 12 anni, al pagamento dell’affitto di 2,464 milioni di euro annui, “col versamento di 12 quote annuali di 1,25 milioni di euro l’una per un totale di 15 milioni più Iva, garantite da fideiussione assicurativa”, come spiega una lettera del luglio 2007 che è stata allegata alla richiesta di insinuazione tardiva al passivo di Imco per gli 11,562 milioni corrispondenti alle rate dal 2012 in poi. Il giudice delegato, però, ha respinto al mittente la richiesta per “l’assenza di valida causa giustificatrice” del credito. Non solo. Il tribunale si riserva anche di richiedere indietro quanto già versato.

E’ il caso di dire oltre il danno anche la beffa per lo Ieo, cui non resta che continuare a rivolgersi al garante del credito, il titolare della fideiussione che ha già versato la rata del 2012. Cioè Fondiaria Sai, la ex compagnia degli stessi Ligresti che sempre Mediobanca ha traghettato nelle braccia di Unipol lo scorso anno e che a sua volta aveva già bussato alla porta dei curatori per ottenere il rimborso della garanzia. Invano, perché non essendosi ancora presentato l’Istituto, mancava “la prova di quale sia la causa di attribuzione a Ieo della somma di 15 milioni il cui adempimento è oggetto della garanzia fideiussoria”. Paradossi italici che sono venuti alla luce proprio mentre Fondiaria era impegnata nella richiesta ai curatori fallimentari di Sinergia, la controllante di Imco, di 92 milioni di euro per risarcimento in solido per fatto illecito. Domanda peraltro rigettata dal giudice fallimentare il 15 maggio scorso, nonostante il riconoscimento di probabile ragionevolezza della richiesta che però richiederebbe un’istruttoria ad hoc. Ma questa è un’altra storia.