Botta e risposta tra Matteo Renzi e Guglielmo Epifani sulla futura segreteria del partito. Il sindaco di Firenze, in un colloquio con Repubblica e La Stampa, precisa di riflettere sulla possibilità di candidarsi alla guida dei democratici, anche se “non è una priorità”. E spiega di non voler correre il rischio, stando fuori, senza impegnarsi direttamente, di finire “nella palude democristiana, fatta di immobilismo e sospetti, di accuse e ritrattazioni. Ma io non sono questo – dice a Repubblica – Non ho mai fatto una battaglia alle spalle di qualcuno, ho sempre messo la mia faccia”. E anche alla Stampa ribadisce di non avere “alcuna intenzione di fare la guerra a Enrico Letta, ci mancherebbe. Così come non è che, da ragazzino, la notte sognassi di fare il segretario del Pd. Quindi stiano tutti più sereni, e vedremo nelle prossime settimane le cose da fare”. La precondizione, però, è “che finisca questa specie di tiro al bersaglio che parte appena io apro bocca. Sto cominciando a rompermi e – precisa – non credo che a loro convenga”. 

Una “minaccia” a cui il segretario del Pd Guglielmo Epifani risponde dai microfoni di Radio Capital, dove spiega che Renzi potrebbe essere un buon segretario del Pd, “anche se finora ha svolto altre attività in funzione amministrativa e non di governo”. Epifani, ha proseguito,appartiene alla comunità dei democratici ed è una delle figure più popolari del Pd. Tocca a lui questa decisione. La valuterà bene perchè è un uomo di grande intelligenza”. Tuttavia, ha proseguito sottolineando che non si ricandiderà, “la guida di un partito è fatta anche di attenzione, di mediazione, di cura della comunità. Ha più, anche per la complessità del Partito democratico, una proiezione interna”.

Epifani, poi, ha affrontato il tema delle riforme a cui l’esecutivo sta lavorando. ”Il problema – spiega – non è Silvio Berlusconi, ma stabilire se il governo riesce ad avere una fase in cui può lavorare anche il Parlamento“. “Se il governo viene tenuto in fibrillazione un giorno sì e uno no, questo vuol dire che si minaccia – ha sottolineato il leader del Pd – di farlo cadere per le vicende giudiziarie di Berlusconi. E’ lui che deve sciogliere questo nodo se vuole essere responsabile verso il Paese e non far valere i suoi interessi di parte”. 

Nel corso del suo intervento, il segretario dei democratici ha parlato anche del commissariamento dell’Ilva. “Esproprio è una parola troppo forte – ha detto – qui siamo di fronte a uno stato di necessità”, ha detto Epifani. “Siamo di fronte a una sentenza della magistratura, quindi, non c’entra la responsabilità politica – dice Epifani-. La sentenza della magistratura metteva in difficoltà la possibilità di continuare a produrre acciaio e di fare gli investimenti per bonificare il territorio: quale altra soluzione si poteva immaginare? Cosa altro si poteva fare per salvare il lavoro e la produzione?”.