Il virus dell’Hiv è stato messo a nudo fino a svelare ogni dettaglio dell’architettura del suo ‘bunker’, il guscio proteico chiamato capside: composto da 64 milioni di atomi e 1.300 proteine identiche, rappresenta la chiave della sua virulenza e un potenziale bersaglio per nuove terapie antiretrovirali. L’importante traguardo, che conquista la copertina di Nature, si deve alla collaborazione tra le università statunitensi di Pittsburgh e dell’Illinois.

Il capside è un componente fondamentale per il virus dell’Hiv: serve a proteggere il suo materiale genetico dall’ambiente esterno e a favorirne l’inserimento nelle cellule da infettare. Ricerche precedenti avevano già suggerito che la sua struttura a cono, disomogenea e asimmetrica, fosse composta da un elevato numero di proteine identiche e organizzate in modo da formare un complesso reticolo di esagoni e pentagoni, ma nessuno finora era riuscito a capire quanti fossero esattamente i pezzi di questo ‘puzzle’ e come fossero incastrati. Grazie a una serie di tecnologie d’avanguardia e all’elaborazione di un nuovo supercomputer, i ricercatori statunitensi sono riusciti a stabilire l’esatta struttura atomica del guscio virale, dimostrando che è formato da 64 milioni di atomi, 1.300 proteine identiche che disegnano 216 esagoni intervallati da 12 pentagoni necessari per fornire la giusta curvatura alla struttura.

Ora che l’intera architettura è stata svelata, i ricercatori sostengono che sarà più facile mettere a punto nuovi farmaci che possano interferire con la sua formazione e con il delicato momento dell’apertura durante l’infezione.