Basta parlare di gossip. L’esasperazione in casa 5 Stelle ha raggiunto il suo momento più alto. Si capisce dalle parole dal deputato Alessandro Di Battista chiamato a commentare il passo falso di Roberta Lombardi, capogruppo in scadenza di mandato e presto sostituita da Riccardo Nuti, colpevole di essersela presa in una mail privata con le spie interne: “Grazie per averci tolto anche la possibilità di parlarci in libertà. Sei una m…, chiunque tu sia”. I più imbarazzati restano però i suoi colleghi, che ancora una volta devono parare il colpo. “Oggi mi rifiuto di parlare di gossip”. Perde le staffe Di Battista, tra i più influenti in Parlamento. “E’ stato un grande giorno per noi, dopo gli ultimi decisamente difficili, e non mi interessa parlare di mail o polemiche interne”, ha continuato Di Battista. “Abbiamo dimostrato che stiamo lavorando e che piano piano impariamo a essere efficaci in queste aule. Oggi ad esempio abbiamo rivelato gli effetti tremendi dell’inciucio”.

Il Movimento 5 Stelle ha infatti votato per la mozione Roberto Giachetti che prevedeva il ritorno al mattarellum. Chi non ha sostenuto il deputato Pd, è lo stesso Partito Democratico. “E’ successa una cosa gravissima che dimostra come Berlusconi tenga in mano il governo e io dovrei mettermi a commentare la mail della Lombardi? Il Movimento sta benissimo”, ha aggiunto Di Battista.“Non abbiamo mai creduto che sarebbe stata una passeggiata. Sappiamo di essere in trincea, ma ce la faremo. Se tra di noi c’è chi ha voglia di perdere tempo con il chiacchiericcio da bar, allora non ha niente a che spartire con il nostro progetto”.

Lombardi, messa in disparte negli ultimi tempi per ordini superiori e per evitare brutte figure a reti unificate, non ha mai “trascinato”. Dentro e fuori al Movimento 5 stelle. Tanto che lo stesso Beppe Grillo si è lasciato più volte sfuggire l’insofferenza verso la sua gestione del gruppo. “Se non piace non è un problema”, ha commentato qualche settimana fa, “ogni tre mesi si cambia”. Poche ore di reggenza ancora che non hanno evitato alla Lombardi di lasciare il segno. Se Di Battista cerca di reggere il colpo e tenere le redini di un gruppo che affronta una tempesta, c’è chi continua a tentennare. Diaria, comunicazione interna e cene di dissidenti, gli eletti grillini da settimane si perdono tra le polemiche e cercano di non affondare.

“Io non mi fido più del gruppo”, ha detto Vito Crimi al Fatto Quotidiano domenica scorsa. “La mancanza di fiducia, è verso chi ha il brutto vizio di rendere pubbliche comunicazioni interne. Se io il giorno dopo vedo sul giornale quello che ci siamo detti in riunione, non mi fido più. Non sono più sereno quando mando email ai miei colleghi”. La prima mail a finire nelle mani della stampa è stata quella del report sulla comunicazione che parla di una fase 2 nel rapporto con i giornalisti, con tanto di black e white list. “Se io non fossi stato d’accordo, sarei andato all’ufficio di comunicazione a chiedere chiarimenti, non certo dalla stampa. Perché parlarne fuori? Se scopro chi è stato, chiedo la sua espulsione senza mezzi termini”. La lotta è tutta interna, tra i fedelissimi di Grillo e chi invece comincia a parlare di dialogo con il Partito Democratico e di errori. Quando si decise, ad esempio, di non appoggiare un governo Bersani. La guerra è tutta interna e rischia di spaccare il gruppo degli eletti e far infuriare Grillo. La lista dei nemici del progetto non osa farla nessuno, anche se i nomi sono già chiari a molti degli eletti. “Posso immaginare chi siano i dissidenti, ma non ho una lista di nomi. Di sicuro c’è un forte clima di sfiducia dentro al gruppo”.