La proposta di dimezzamento delle pene per concorso esterno in associazione mafiosa, già ribattezzata legge salva-Dell’Utri indigna i magistrati che quotidianamente si occupano di criminalità organizzata. E la voce più forte arriva dalla Sicilia. “Sono assolutamente contrario a dimezzare la pena per il concorso esterno in associazione mafiosa. Lo considero un passo indietro di proporzioni colossali. I concorrenti esterni sono quelli che permettono a Cosa nostra di raggiungere i loro risultati criminali” dice il procuratore capo di Caltanissetta Sergio Lari. “Sono molto perplesso su questa proposta. Immagino che chi la propone pensi a una tipizzazione del reato. Ritengo che il concorso esterno sia un reato gravissimo, non ritengo che ci sia una differenza tra la partecipazione e il concorso esterno”. La proposta viene bocciata anche dal procuratore capo di Palermo, Francesco Messineo: ”Con tutto il riguardo per l’autonomia del Parlamento che ha la facoltà di decidere come crede, ritengo che la pena prevista dalla legge per il concorso in associazione mafiosa sia adeguata alla gravità del reato. Mi trovo in disaccordo quindi con la proposta del Pdl”. Duro il commento del procuratore aggiunto di Palermo Vittorio Teresi: “‘Mi pare una proposta scandalosa. Abbiamo le prove di una rinnovata pressione mafiosa. Non si capisce a quale esigenza pubblica questa idea risponda. Di certo c’è che, facendo un po’ di conti, con questa legge i reati contestati a Dell’Utri sarebbero prescritti”. 

“Non è utile al contrasto alla mafia,a nzi avrà effetti negativi sulle indagini la proposta del Pdl che dimezza le pene per il concorso esterno”. Ad avvertire dei rischi è dal fronte della Procura nazionale antimafia il pm Antonio Patrono, già presidente dell’Associazione nazionale magistrati, ed esponente di punta di Magistratura Indipendente, la corrente più moderata delle toghe. Un intervento del genere “non serve, può solo creare ostacoli alle indagini” dice Patrono, che spiega: “è molto difficile distinguere in concreto quando si ha partecipazione esterna o favoreggiamento perché si tratta di condotte al limite, molto vicine l’una all’altra”. “Frazionare troppo queste ipotesi in tante diverse ipotesi di reato” dunque non è utile e porta a “sanzioni meno gravi per condotte che sono molto gravi; per questo sono contrario”. Peraltro “già oggi è possibile graduare le sanzioni in base al minimo e massimo della pena prevista”, aggiunge Patrono. Dannoso e inutile dunque un intervento di questo tipo: “già l’attuale normativa consente un ampio e efficace contrasto alla criminalità organizzata. Non vedo la necessità di ulteriori modifiche”.

“Dimezzare la pena del concorso esterno in associazione mafiosa sarebbe un clamoroso passo indietro nella lotta alla mafia”la convinzione del pm di Palermo Nino Di Matteo, uno dei magistrati dell’accusa del processo per la trattativa tra Stato e mafia. “In tanti anni di indagini – dice ancora Di Matteo – ho maturato una convinzione e una certezza: per Cosa nostra è molto più importante godere dell’appoggio esterno di un politico, di un imprenditore o di un rappresentante delle forze dell’ordine che avere l’appoggio di un affiliato. Insomma, mi sembrerebbe un clamoroso passo indietro prevedere il concorso esterno come una figura delittuosa meno grave dell’associazione. Un passo indietro soprattutto nel contrasto ai rapporti tra mafia e politica e tra mafia e imprenditoria”.

“Mi chiedo perché’ depotenziare uno strumento che si è dimostrato molto utile nel contrastare le organizzazioni criminali” commenta il procuratore di Salerno Franco Roberti, a lungo alla guida della Dda di Napoli e ora candidato alla guida della Direziona nazionale antimafia. ”L’esperienza – prosegue Roberti – ci ha insegnato che proprio le persone non direttamente affiliate ad organizzazioni mafiose, ma contigue a queste, sono le più insidiose. Non mi spiego dunque per quale motivo si propone di ridurre loro la pena. Perdipiù – conclude il procuratore – in questo modo si creerebbe una condizione di disparità tra i concorrenti esterni nel reato di associazione mafiosa e quelli concorrenti in altri reati aggravati dal metodo o dalla finalità mafiosa, come l’estorsione, l’usura o il riciclaggio”.