Mama Jaky, Eularia, Eliza, Mama Lydia. Vite semplici, scandite dal ritmo naturale che il sole consegna a ogni giornata africana, a tutte le latitudini. Mamme, nonne, figlie impegnate a cucinare, a fare il bucato, ad accudire i bambini. Donne che reggono, da sole, l’equilibrio essenziale di una vita che ha per casa una capanna spoglia e per letto il suolo della terra nuda.
Kasia, Marco, Ananda, Paolo e Bartosz. Giovani fotografi e videomaker europei. Hanno vissuto dieci giorni tra le montagne della Tanzania a migliaia di chilometri di distanza dalle loro certezze. Catapultati in un minuscolo villaggio, nelle vicinanze di un piccolo ospedale, unico avamposto di cura tra gente che parla unicamente swahili, dignitosa e poverissima. Anche loro soli. Di una solitudine diversa da quella delle donne che hanno provato a raccontare. Unico ancoraggio la macchina fotografica o la telecamera. Attraversati da paesaggi, storie, immagini, volti, oggetti di un quotidiano così poco eclatante da non fare notizia. Almeno solitamente. Impreparati alla tabula rasa di una essenzialità che scardina le consuetudini e i luoghi comuni dei nostri standard di vita occidentale.

“Cosa vengono a vedere di me, dei miei figli, degli animali del mio cortile? – avranno pensato Mama Jaki, Eularia, Eliza, Mama Lydia e tutti gli abitanti del villaggio. Cosa devono conquistare dal mio viso, dalla mia storia? Cosa può interessarli? Perchè si meravigliano per il mio bucato, gli utensili della mia cucina, i secchi, le scarpe…”.
Stupore e sconforto di mondi che si lambiscono e, forse, non possono incontrarsi. La distanza spiazza e confina ciascuno nell’angolo della propria storia. Fulmineo il passaggio, impossibile l’incontro? Ma le porte delle capanne si aprono, e i volti si distendono nel racconto di vita passata, nonostante la fatica di una lingua che separa. E quello che il fotografo sembra “prendere” diventa un “dare”, un offrire e un consegnare la voglia di capire e di far conoscere.

Tutto intorno c’è il lavoro di Medici con l’Africa Cuamm che da oltre 60 anni opera a servizio di chi è più vulnerabile cercando sempre strade nuove per “portare alla luce”  le storie del diritto alla salute in Africa. “Prima le mamme e i bambini” è la parola d’ordine, il progetto di Medici con l’Africa Cuamm che anche a Tosamaganga, nel distretto di Iringa, punta a garantire l’accesso gratuito al parto sicuro e la cura del neonato. Ad ora sono 40.000 le vite salvate. L’obiettivo è arrivare a quota 125.000 in 5 anni. Raccontare di Mama Jaky, Eularia, Eliza e Mama Lydia è un altro modo di mettersi a servizio di questa sfida.

Vicino e lontano si confondono e, infine, sono facce di una stessa storia. A unirli l’impegno quotidiano “con l’Africa”. Ognuno è chiamato a fare la propria parte. Da fotografo, da medico, da persona comune.

Ananda Van Der Pluijm_capanna

Un ultimo saluto dalla soglia di casa

© ANANDA VAN DER PLUIJM