“Dopo aver ascoltato tanta gente nella mia vita non posso che essere disponibile a essere ascoltato. Naturalmente valuterò le prerogative che il mio ruolo mi dà di farmi ascoltare nei palazzi del Senato, magari nella sala della Costituzione che consultarla non fa male”. Pietro Grasso dà la sua disponibilità a essere teste a Palermo nel processo sulla trattativa Stato-mafia che partirà il 27 maggio a Palermo, ma probabilmente questo averrà a Palazzo Madama.

Il presidente del Senato è in Sicilia per partecipare alla fiera di ‘Addiopizzo’ e commenta così la richiesta dei pm palermitani di ascoltarlo nell’ambito del procedimento in cui è stato chiamato a testimoniare anche il presidente della Repubblica Giorgio Napolitano. ”Lo avrei fatto anche io, che sottoscrivo parola per parola tutta la lista dei testi presentata dalla Procura di Palermo nella vicenda della trattativa Stato-mafia” dice l’ex pm di Palermo Antonio Ingroia, ora destinato ad Aosta. ”La richiesta di sentire il presidente della Repubblica non c’entra niente con la vicenda delle intercettazioni – spiega Ingroia – ma serve a chiedergli di riferire se Loris D’Ambrosio gli abbia parlato della lettera nella quale lo scomparso consigliere giuridico del Quirinale scrive di ‘indicibili accordi’ come se sapesse della trattativa Stato-mafia. Potrebbe averne parlato con il presidente Napolitano e per questo – continua ancora Ingroia – mi auguro che il Capo dello Stato venga sentito su questa vicenda. Quando ancora ero a Palermo, dopo la morte di D’Ambrosio, insieme agli altri colleghi del pool avevamo già da allora condiviso sulla necessità di ascoltare il presidente della Repubblica”.

Su un’altra questione relativa alle stragi del ’92 risponde Grasso ai giornalisti sugli ultimi sviluppi in merito all’agenda rossa del giudice Paolo Borsellino: “Come sapete sono uno che tende sempre ad accertare la verità e a cercare verità e giustizia. Quindi qualsiasi passo avanti si può fare per me è un passo positivo”. Nei giorni scorsi in Tribunale a Caltanissetta è stato mostrato un video inedito in cui si vede un carabiniere prendere la borsa del giudice. Il colonnello dei carabinieri Giovanni Arcangioli chiamato a deporre nel processo “Borsellino quater”, incriminato e poi prosciolto dal furto dell’agenda del magistrato, dinanzi alla Corte d’Assise ha ricostruito i suoi movimenti in via D’Amelio subito dopo la strage. Nel filmato preso da Youtube si vede un sottufficiale con pettorina azzurra che avrebbe in mano la borsa del magistrato, poi sparita.