La notte dell’otto maggio un operaio del cantiere di Chiomonte, a fine turno stava riportando il suo mezzo presso la sede della ditta a Susa. Una pietra lo ha colpito dopo aver infranto un finestrino del camion che guidava. “Sono in infortunio ancora per qualche giorno, mi sono incrinato un paio di costole”. L’operaio non ha visto i suoi aggressori, ma è sicuro che siano del movimento No Tav e per paura vuole restare anonimo. “Una volta durante le manifestazioni ho sentito urlare il mio nome, mi hanno detto che sanno dove abito e hanno minacciato anche mia moglie”. Il cantiere doveva essere fonte di lavoro per la valle, dove la disoccupazione è altissima, ma sono solo una trentina, su un totale di 100 addetti, i locali che vi lavorano “se ci sono questi problemi nessuno verrà a lavorare lì. Lo Stato deve prendere posizione, non si può aspettare il morto. Io non voglio morie per il cantiere di Chiomonte”  di Cosimo Caridi