Non solo la limitazione delle intercettazioni. Non solo il ritorno della legge bavaglio. Non solo l’inasprimento della diffamazione a mezzo stampa. Ma anche la responsabilità civile dei magistrati. Anzi, non “anche”, ma soprattutto. Perché è la vera offensiva del Pdl nella nuova legislatura ed è quella che ha maggiori speranze di avere un futuro, perché nascerebbe sotto l’egida della relazione dei “Saggi” voluti dal presidente della Repubblica Giorgio Napolitano. La questione era arrivata dritta a pagina 22 del rapporto della commissione presidenziale costituita al termine del primo mandato del capo dello Stato attraverso la presenza di Gaetano Quagliariello, che nel frattempo è diventato ministro delle Riforme Istituzionali del governo Letta. I “saggi” ravvisavano in particolare la necessità di una norma che colpisse le toghe per “dolo o colpa grave in violazione dei diritti” dei cittadini. Proprio grazie a questo “scudo” della relazione, la norma – che sarà presentata la prossima settimana, sempre a firma di Enrico Costa, “pasdaran” della giustizia per il Pdl  – non potrà essere valutata come una legge ad personam, visto che è stata avvallata anche da Napolitano quando ha dato il suo placet alla medesima relazione. In più proprio per il placet del Quirinale potrebbe essere facilmente digeribile a una parte del Partito democratico. Ad ogni modo costituirà un ulteriore elemento di frizione all’interno della maggioranza di governo. Oltre a Costa, sta lavorando alla materia, in qualità di semplice consulente esterno, l’ex presidente della commissione Giustizia del Senato, Filippo Berselli.

Dall’altra parte, tuttavia, lo stesso Napolitano interviene sulla questione giustizia: “Ce lo trasciniamo da anni, è sempre stato all’ordine del giorno. Tutti se ne facciano una ragione” ha detto in una conversazione con Il Messaggero. “Capisco chi si trova impigliato” in processi e vicende giudiziarie di rilievo, aggiunge Napolitano. Ma, “meno reazioni scomposte arrivano, meglio è dal punto di vista processuale”, conclude.

Intanto però la sfida (apparente) all’interno del Pdl sembra quella tra pompieri e incendiari. Perché dopo alcune dichiarazioni possibiliste di ieri oggi il presidente della commissione Giustizia del Senato Francesco Nitto Palma frena: “Noi sosteniamo con forza il governo Letta – dichiara al TgCom24 – e riteniamo che debba adoperarsi per superare le difficoltà in cui si trova la cittadinanza come la cassa integrazione e la disoccupazione giovanile. Saggezza vuole che si facciano questi interventi, mentre per quanto riguarda la giustizia se ne parlerà tra qualche mese. La questione è stata enfatizzata sono stati presentati centinaia di disegni di legge e sulle intercettazioni telefoniche è intervenuto anche il Presidente della Repubblica. E’ un tema che deve essere disciplinato, ma non è necessario farlo da qui alla prossima settimana”.

Torna sull’argomento anche lo stesso capogruppo in commissione Giustizia Enrico Costa, che parla di strumentalizzazioni: “Sono seriamente preoccupato – dice – da questa pressione su un parlamentare per aver proposto un’ iniziativa parlamentare: penso che ci sia un diritto dei deputati a presentare delle proposte di legge che comunque fanno parte del programma. E’ chiaro che si è voluti andare a strumentalizzare un’iniziativa legislativa, per accendere una miccia: altro è se fosse un Governo a fare un decreto legge in quel caso ci sarebbe da preoccuparsi”. “Nessuna provocazione ma l’affermazione delle nostre tesi e delle nostre convinzioni – ha dichiarato Costa – andremo a riprendere quei testi che hanno avuto l’approvazione di un ramo del Parlamento nella scorsa legislatura, come ad esempio la messa alla prova e la detenzione domiciliare”.

Mariastella Gelmini cambia il punto di vista: “La rimonta di Berlusconi non si è basata sulle intercettazioni, ma su temi quali la riforma dei poteri di Equitalia, la riforma del fisco, l’abbassamento del cuneo fiscale, la tassazione sulla casa. Dire che Berlusconi non parla di economia e pensa ai fatti propri è la rappresentazione della sinistra”. “Continuiamo a pensare che il punto centrale sia l’economia – ha aggiunto Gelmini – poi non credo debba stupire se il capogruppo in Commissione Giustizia del Pdl abbia presentato una serie di progetti di legge tra cui la riforma delle intercettazioni, contenuta nel programma del nostro partito ma anche nel documento dei saggi di Napolitano”. “L’anomalia giustizia è sotto gli occhi di tutti – conclude l’ex ministro – altrimenti non si spiegherebbe perché, nonostante i processi in corso, gli italiani continuino a votare Berlusconi. Se non fosse chiaro a tutti quello che sta succedendo alla Procura di Milano non lo voterebbero più”.

Dal centrosinistra e dai montiani le prese di posizione sono chiare. Per Felice Casson (Pd) il Pdl provoca: “Bisogna capire se ripresentare il disegno di legge Alfano sulle intercettazioni sia stata una decisione estemporanea di qualcuno alla Camera e al Senato oppure una posizione del Pdl. Se così fosse allora è un tentativo per cercare lo scontro. Evidentemente nel Pdl c’è qualcuno che vuole fare delle provocazioni, ma noi del Pd rimaniamo fermi”. “Voteremo no” taglia corto Ivan Scalfarotto. “Le priorità sono altre, non è la giustizia che si è previsto come obiettivo questo governo – afferma Stefano Dambruoso (Scelta Civica) – Per Scelta Civica, corruzione e falso in bilancio sono i temi su cui trovare un accordo prima di affrontare il tema delle intercettazioni”.