“E’ un processo che va sfogliato fino alla fine, fino alla verità, se si crede a qualcosa bisogna andare fino alla fine del mondo”. I legali di Francesco Schettino sono convinti: non presenteranno nessuna richiesta di rito abbreviato per l’ex comandante della Costa Concordia, la nave da crociera che si è inabissata al largo dell’isola del Giglio il 13 gennaio 2012. “Non chiederemo il rito abbreviato, a meno che non ci siano domani mattina circostanze particolari, siamo pronti al dibattimento, ci sono molti aspetti da chiarire e su cui discutere in un processo”, ha spiegato l’avvocato difensore di Schettino, Domenico Pepe, anticipando il suo intervento di domani mattina in udienza davanti al giudice per l’udienza preliminare Pietro Molino. “Finora è un processo monco, ci sono tanti passaggi da accertare e chiederò anche delle integrazioni probatorie. Vogliamo arrivare alla verità”, ha aggiunto poi. All’uscita dal Teatro Moderno di Grosseto, Schettino ha espresso la propria amarezza: “Sono già rimasto solo nel processo”, ha risposto a chi gli chiedeva se ritenesse di essere rimasto l’unico imputato tra i sei per i quali la Procura aveva chiesto il rinvio a giudizio.

Da questa udienza erano attesi  i primi verdetti del gup Pietro Molino. Ci si aspettavano le prime condanne, legate alle cinque richieste di patteggiamento, con pene che vanno dai sei anni e dieci mesi a un anno e sei mesi, sulle quali la procura di Grosseto aveva espresso parere favorevole. Invece, Molino ha rimandato tutto al prossimo 8 luglio. Il gup di Grosseto, infatti, si è riservato la decisione dei patteggiamenti chiesti da 5 imputati nel processo sul naufragio della Costa Concordia e ha riviato il pronunciamento a tale data.

E c’era anche molta curiosità sulla strategia difensiva del pool di avvocati di Schettino, dopo che la procura ha dato parere negativo alla richiesta di patteggiamento. Il comandante era presente in aula, allestita al Teatro Moderno, ma al suo arrivo non ha rilasciato dichiarazioni. La difesa sta anche valutando l’opzione di alcune integrazioni probatorie fra cui una perizia attraverso l’utilizzo della Costa Serena, nave gemella dell’imbarcazione che si è inabissata il 13 gennaio 2012 al largo dell’Isola del Giglio.

E, a distanza, si consuma la polemica tra il procuratore capo di Grosseto, Francesco Verusio e i legali di Schettino. “Ancora una volta interessa più colpire il comandante che accertare la verità, siamo certi che chi dovrà giudicare sarà senza dubbio più sereno”, afferma Francesco Pepe, avvocato del comandante. Le sue parole sono una risposta all’attacco arrivato da Verusio, e alla tesi che sostiene che l’ex comandante nel cercare di patteggiare con 3 anni e 4 mesi rischiava invece di essere condannato a 20 anni di reclusione. “Dimostra di avere molto più coraggio di noi – afferma sempre l’avvocato Pepe rivolgendosi al procuratore capo di Grosseto – chi continua a parlare di una condanna a 20 anni, dopo avere dato l’assenso a pene attorno ai 2 anni per gli altri coimputati”.

Intanto, alcuni giorni fa, gli avvocati di Schettino hanno fatto sapere di aver presentato un’istanza per l’ eliminazione, dalla richiesta di rinvio a giudizio e da altri atti, delle frasi e delle parole ingiuriose nei confronti del comandante della Costa Concordia, definito in vari passi “spaccone“, “criminale”, “gaudente”, uno che “ha fatto una bravata” e così via. “Si continua a non fare il processo sulla Costa Concordia ma si prosegue nell’opera di denigrazione contro uno stesso individuo, cioè Schettino”, sostiene l’avvocato difensore Francesco Pepe.