C’è una cosa da fare quando si incontra un ragazzo che si definisce “OccupyPd”. Uno di quelli che oggi contesta, giustamente, la deriva del Partito democratico, che chiede “ai dinosauri di andare via”, sostiene che “il vecchio gruppo dirigente è finito”, e che “ci avete fatto vergognare”, che “sono tempi di delusione e rabbia”. Ecco, chiedetegli chi ha votato alle primarie a novembre. E scoprirete che molti di loro diranno di aver votato Bersani. Non tutti, ovviamente, ma la gran parte sì.

Quello che non vi diranno invece è che non lo hanno fatto in maniera svogliata, turandosi il naso, per dirla alla Montanelli. Ma al contrario, sono stati le braccia, l’ingranaggio base della macchina che ha costruito l’ascesa bersaniana. Sono quelli che erano in ogni banchetto, che fino alla sera delle elezioni erano acriticamente certi che avrebbe prevalso “l’#Italiagiusta” – e guai a metterlo in dubbio che riempivano twitter di #PalazzoPigi, che condividevano il video elettorale di Bersani con la fase profetica: “Forza che si vince e si cambia l’Italia”.

Perché i ragazzi che hanno iniziato ad occupare le sezioni in tutta Italia, l’hanno fatto solo dopo l’affaire Prodi e sono quelli che le sezioni le vivono da anni. Militanti, non simpatizzanti. Sono i principali inquilini della casa che occupano. E, per dirla con una metafora, si sono accorti che gli amministratori di condominio erano le persone sbagliate solo dopo avere visto la casa crollare.

E anche a guardare i dirigenti che oggi capeggiano la rivolta, la sostanza cambia poco. Il segretario dei Giovani Pd, che due giorni fa insieme ad altri deputati under30 lanciava un appello agli Occupiers, è stato uno dei grandi sostenitori di Bersani. Bravissimo a far sì che i voti dell’organizzazione giovanile confluissero pressoché integralmente sull’ex segretario e nel trasformare la “manodopera” dei giovani volontari nel suo principale propulsore propagandistico. Perfino Pippo Civati,  dopo avere passato due anni a dirci che nel Pd c’era “una classe dirigente che ha fatto il suo tempo” alle primarie di novembre ha votato Bersani esattamente come D’Alema. Forse leggermente più accigliato, ma la scelta non cambia. E anche la Puppato ha fatto il suo endorsement dopo avere raccolto il 2,6% al primo turno. Ed è stata subito ricompensata con un posto da senatrice.

Per carità, è legittimo cambiare idea, specie se giovani. Ed è certamente legittimo – anzi, direi doveroso – pretendere che chi ha portato il Pd a questo punto faccia innanzitutto una cosa: chiedere scusa. Ma cominciassero loro, i giovani pasdaran convertiti al ribellismo. Così forse tra qualche anno, quando avranno preso il Pd e fatto la loro dose di errori, si ricorderanno come si fa. Occupy dignità.