Interdizione. E’ questa pena, accessoria per il codice di procedura penale, che si trasfigura e diventa fondamentale per il destino politico del Cavaliere. Se il verdetto della corte d’Appello di Milano dovesse diventare definitivo, l’ex premier potrebbe dover lasciare il suo seggio da senatore perché la nuova legge anti corruzione prevede che con una condanna superiore a due anni il parlamentare decada. La lettura dei principali giornali – soprattutto quelli considerati molto vicini al leader del Pdl – fa comprendere che a Palazzo Grazioli si è deciso di abbandonare la tattica attuata negli ultimi tempi e di ritirare parzialmente le unità di combattimento per scegliere la strategia che dovrà far vincere la guerra.

L’impostazione e il coordinamento delle operazioni conta su tre punti fissi e almeno due variabili: l’avvocato Franco Coppi, l’elezione del primo presidente della Cassazione Giorgio Santacroce, e la sofferta nomina di Francesco Nitto Palma alla presidenza della commissione Giustizia. Una delle variabili è rappresentata dalla decisione della Corte Costituzionale sul conflitto d’attribuzione, sollevato dalla difesa dopo il rigetto da parte dei giudici di primo grado del processo Mediaset dell’istanza di legittimo impedimento (1 marzo del 2010). La seconda riguarda l’assegnazione della poltrona del presidente della Giunta per le autorizzazioni a procedere del Senato.

La discesa in aula dell’avvocato Franco Coppi ormai è imminente. Come aveva detto a ilfattoquotidiano.it, il professore era stato contattato dai legali storici di Berlusconi, Niccolò Ghedini e Piero Longo, per chiedere una disponbilità ad affiancarli nell’eventualità di dover ricorrere ai supremi giudici. In Parlamento si discute e si dice che il penalista è già al lavoro e tenterà di dimostrare che quella di Berlusconi non fu frode fiscale, ma più banalmente e già ampiamente prescritta appropriazione indebita. Per sapere se le chiacchiere del Transatlantico hanno un fondamento e per capire come questa riqualificazione giuridica possa avvenire bisognerà attendere qualche mese: quando il collegio difensivo presenterà in piazza Cavour il cahier de doleances di Berlusconi. 

E’ il Foglio, diretto da Giuliano Ferrara, invece a informare che la nomina di Giorgio Santacroce – che ha spaccato il Csm – non è stata per nulla sgradita dal Pdl e da Berlusconi. Anzi che la scelta “va nel senso del realismo giudirico”. Del resto lo stesso Berlusconi aveva confermato la fiducia negli ermellini in una intervista: “Alla fine ci sono gli integerrimi giudici della Cassazione che mi hanno sempre assolto, un giudice a Berlino l’ho sempre trovato” aveva dichiarato. E ora che un magistrato ritenuto vicino al centrodestra arriva a guidare il Palazzaccio anche Libero scrive: “Il Cav spera nella Cassazione. Il nuovo presidente non è ostile”. Lo stesso quotidiano, fondato da Vittorio Feltri e diretto da Maurizio Belpietro, scrive che Santacroce veniva avversato per aver partecipato a una delle cene, descritte da Stefania Ariosto nel processo Sme e organizzate dall’avvocato Cesare Previti, condannato a sei anni per corruzione in atti giudiziari. Processo in cui in terzo grado Berlusconi era stato assolto perché le prove non erano state ritenute sufficienti ad andare oltre il ragionevole dubbio.  

L’ex Guardasigilli Francesco Nitto Palma, arrivato alla presidenza della commissione Giustizia senza i voti del Pd, al Corriere della Sera dice poche ma chiare parole sulla sentenza: “Ora vedremo le motivazioni della sentenza come abbiamo fatto in primo grado e commenteremo, certo questo processo non è privo di anomalie”. E forse anche per questo nei giorni scorsi sul suo nome si sono addensate perplessità e un dubbio: quello che esercita, per esempio, il senatore del Pd e candidato a sindaco di Roma Ignazio Marino: “Non credo sia una persona super partes. Metterà la legge sul conflitto di interessi e quella anti-corruzione? La commissione Giustizia è importantissima e il presidente deve essere una figura di garanzia, di grande equilibrio e super partes”.

Ci sono poi la Consulta e la presidenza della Giunta per le autorizzazioni del Senato. Qualora fosse accolto il conflitto di attribuzione il procedimento non sarebbe cancellato, come ipotizza per esempio Il Giornale. Si dovrebbe cassare di fatto l’udienza – in cui furono sentiti quattro testi della difesa di Frank Agrama – che però come avviene di prassi verrebbe “sanata” ripetendola in terzo grado. E’ altamente improbabile che il processo possa essere annullato come sperano Ghedini&Longo. Inoltre è probabile che il Pdl farà di tutto per non perdere la poltrona della Giunta per le autorizzazioni del Senato, della quale, però, si parlerà la prossima settimana. Quando riprenderà anche il processo Ruby – a rischio nulla di fatto con l’applicazione della nuova legge anti corruzione – che in calendario prevede la conclusione della requisitoria della Procura di Milano e la richiesta di pena per concussione e prostituzione minorile.