Niente da fare. La Berco ha ufficializzato l’avvio della procedura di mobilità per 611 lavoratori e la chiusura dello stabilimento di Busano Canavese, in provincia di Torino, che occupa circa 110 dipendenti. E lo ha fatto inviando un semplice fax mezz’ora prima dell’incontro che il nuovo amministratore delegato, Lucia Morselli, aveva convocato con sindacati e rsu per “comunicazioni”. Incontro che a questo punto è stato disertato dai sindacati, che hanno reagito proclamando immediatamente due ore di sciopero per turno nel giorno successivo, riservandosi un pacchetto di ulteriori 16 ore per le prossime manifestazioni. Che potrebbero vedere anche una partenza in massa dei lavoratori verso Roma.

“Quella convocazione era un tranello” tuona il segretario della Fiom di Ferrara, Mario Nardini che parla addirittura di “banditismo”. “Un episodio gravissimo e senza precedenti” per Sandra Rizzo dei metalmeccanici (Fim) della Cisl di Ferrara – che sbarra così la strada all’apertura di un “tavolo” che avrebbe potuto portare logicamente all’adozione di ammortizzatori sociali”. Altrettanto duro il ministero dello Sviluppo economico, che in una nota registra con sorpresa “l’ennesimo strappo alle regole di corrette relazioni istituzionali e sindacali” e “stigmatizza una decisione che non può non essere considerata come un atto di ostilità nei confronti dei lavoratori e delle istituzioni”.

Il Mise ha già attivato la richiesta d’incontro con i vertici di ThyssenKrupp per un chiarimento che avverrà in tempi rapidissimi. “Quella sarà certamente l’occasione per ribadire quanto le istituzioni hanno già detto chiaramente ai vertici della Berco. Ossia che la disponibilità al confronto è massima, ma i problemi occupazionali vanno affrontati con gli ammortizzatori sociali conservativi (quindi senza la chiusura di alcun impianto) e  che il piano di ristrutturazione deve essere condiviso, anche dall’acquirente”.

Intanto però il gruppo Thyssen è già stato chiaro: chiude Busano e lo stabilimento ferrarese dovrà mettere sul piatto della bilancia della futura disoccupazione circa 430 persone. E questo dopo altrettanti lavoratori che negli ultimi due anni (da quando è iniziata cioè la cassa integrazione in massa) sono stati messi alla porta. Per rendersi conto dell’impatto provocato a Copparo dalla crisi della Berco, azienda metalmeccanica nata in questo paese di ventimila anime un secolo fa, bastava fare un giro negli ultimi tempi per la cittadina. “Siamo pieni di curriculum inviati da ex operai dell’azienda”, mostrava il titolare di una pizzeria da asporto alla domanda sul clima che si respirava nella zona.

Un clima già appesantito da altri fallimenti aziendali. Che attraverso le “assunzioni di solidarietà” gravarono indirettamente anche sulla Berco. Lo stesso sindaco di Copparo, Nicola Rossi, disse in tempi non sospetti che “Berco non può essere l’ammortizzatore sociale del territorio”. E ora arriva la legge del contrappasso.

Gli enti locali sono in attesa di sapere la data dell’incontro che avverrà al Mise la prossima settimana. Il 13 maggio i vertici di Thyssen Krupp sono attesi al ministero e forse la data potrebbe coincidere con il faccia a faccia con istituzioni e sindacati. Ma “finché non ci è data la possibilità di interloquire con la proprietà possiamo solo stare in attesa – dice oggi Nicola Rossi -. Da parte del governo c’è tutta la volontà di venire incontro all’azienda anche con meccanismi inusuali, ossia contratti atipici sul modello Ilva”. Tutto pur di procrastinare il dramma sociale che sta per abbattersi sulla provincia di Ferrara. “Anche un solo di anno di tempo è fondamentale per cercare di assorbire quanti più lavoratori possibile”. Il problema però è dietro la porta. C’è ancora possibilità di assorbimento in un’area già costretta a coprire altre recenti crisi, dalla Bbs Riva a Latte Ala?

“Credo che la colpa – riflette il sindaco -, se c’è una colpa da individuare a livello politico, è essere vissuti all’ombra di mamma Berco, senza sviluppare contemporaneamente altre realtà produttive. È sempre mancata in sostanza una seconda gamba su cui poggiare in caso di necessità. E purtroppo dal 2009, anno del mio insediamento, abbiamo sempre dovuto tamponare le emergenze, correndo dietro alle falle di un’azienda dietro l’altra. Spero che questa situazione spinga le istituzioni sovra comunali a orientare le risorse in questa area per creare nuovi posti di lavoro”.