Se l’Italia non è un paese serio non è colpa solo dei politici. Per capirlo bisogna ascoltare con attenzione quello che è diventato lo slogan dei sindacati in questo primo maggio: “Chiediamo che le tasse sul lavoro devono essere ridotti notevolmente” è la premessa del segretario della Cisl Raffaele Bonanni, e fin qui siamo a un incrocio tra Jacques de la Palice e Oronzo Canà. La seconda parte della frase è però la più interessante: “e chiediamo che per fare questo ci sia una decisione forte e coraggiosa che è quella di far diventare il reato di evasione fiscale un reato penale”.

Il leader di un sindacato nazionale dovrebbe sapere che il sostantivo reato non tollera l’attributo ‘penale’ perché non esiste un reato non penale, ma sorvoliamo. Probabilmente Bonanni voleva proporre la trasformazione dell’illecito tributario semplice (punito con sanzioni amministrative come la multa) in illecito penale punito con la galera, cioè in reato appunto.

Il leader di un sindacato nazionale dovrebbe sapere inoltre che già oggi l’evasore fiscale è punito con il carcere. L’evasore rischia fino a tre anni se non presenta la dichiarazione o se nasconde i suoi redditi, ovviamente in caso di superamento di determinate soglie: 50 mila euro di imposte evase e due milioni di reddito celato al fisco.

Bonanni è il leader di un sindacato che rappresenta milioni di italiani che pagano le tasse con la ritenuta in busta paga ogni mese e ha ragione di lamentarsi del fatto che nessun evasore in Italia fa un giorno di galera.

Ma se questo è il problema, dovrebbe chiedere l’abolizione del patteggiamento che permette anche ai grandissimi evasori, una volta scoperti, di chiudere la partita con l’Erario versando il maltolto. Oppure dovrebbe chiedere la riduzione delle soglie di punibilità sopra ricordate. Invece il leader della Cisl preferisce pronunciare una frase che squalifica il sindacato e chi lo rappresenta. La richiesta di finanziare la riduzione delle tasse sul lavoro mediante “una decisione forte coraggiosa che è quella di far diventare il reato di evasione fiscale un reato penale”, è un non senso giuridico ed economico ma soprattutto è una furberia politica di bassa lega.

Cosa vuole dire Bonanni con la sua frase sbilenca? Il leader del sindacato vuol far credere che nessuno dovrà sopportare un sacrificio per finanziare la detassazione del costo del lavoro. Bonanni avrebbe potuto chiedere di coprire le minori entrate fiscali sul lavoro con altre tasse o con la riduzione delle spese militari per gli aerei F35 o magari avrebbe potuto chiedere (follia, visto il numero di iscritti-pensionati) l’introduzione di un contributo straordinario di solidarietà sui baby pensionati d’oro. Bonanni avrebbe potuto dire forte e chiaro che i 4 miliardi dell’Imu sulla prima casa devono essere prelevati e usati per finanziare la cassa integrazione in deroga o la soluzione del problema degli esodati. Ma avrebbe scontentato qualcuno.

E finché avremo sindacalisti che ragionano come i politici e propongono di coprire la riduzione delle tasse sul lavoro con la trasformazione del reato di evasione in reato penale, il primo maggio non sarà la festa del lavoro ma la fiera delle banalità.