Il montiano Mario Mauro alla Difesa, il berlusconiano Maurizio Lupi alle Infrastrutture e trasporti: per la prima volta esponenti di Comunione e liberazione entrano in un governo con dicasteri importanti. Certo, il cattolico Enrico Letta si è guardato bene dal far mettere le mani dei seguaci di don Giussani sui portafogli preferiti dalla Compagnia delle opere, come sono l’istruzione e la sanità. Non di meno Mauro e Lupi guidano due dicasteri di primo piano in quanto a spesa pubblica e appalti. Lupi, in particolare, col ministero delle Infrastrutture e trasposti, gestisce un portafogli tanto più determinante se posto in relazione e simbiosi con quello dello Sviluppo economico, dov’è stato nominato il sindaco Padova Flavio Zanonato: post comunista che ha già ampiamente beneficiato delle preferenze cielline in virtù del lungo sodalizio col leader carismatico veneto del movimento Graziano Debellini, tanto che nel 2009 il Corriere economia lo definiva “il Formigoni del Veneto”.

Non è un caso che Giorgio Vittadini, presidente della Fondazione per la Sussidiarietà e tra i leder storici del movimento di Comunione e Liberazione e animatore del Meeting di Rimini, usi toni trionfalistici: ”E’ il governo di cui l’Italia aveva bisogno, ora si può ricominciare, come nel ’46. Letta è una persona che stimo tantissimo – aggiunge – e credo che sarà in grado di affrontare la situazione drammatica. Auspico che possano governare per cinque anni”.

Il fatto che in Lombardia si sia esaurito (anche sotto il peso di inchieste su presunti abusi nei finanziamenti del sistema sanitario) il lungo ciclo di Roberto Formigoni, esponente politico di riferimento sia dagli anni Ottanta, non ha minimamente intaccato la tenuta del complicato universo ciellino, che attraversa il movimento ecclesiale Comunione e liberazione, l’associazione imprenditoriale Compagnia delle opere (Cdo) e la Fondazione per la sussidiarietà. Anzi. L’arrivo al governo del cattolico Letta ha rinvigorito ulteriormente la presa bipartisan sui palazzi della politica romani, allargando la rete anche al Pd. Nel doppio o triplo colpo ciellino ha forse pesato il fatto che il presidente Napolitano negli ultimi anni si sia alquanto avvicinato al Meeting di Rimini, citato anche nel discorso di giuramento davanti alle camere riunite. Ma l’arcipelago di don Giussani non manca certo di entrature a sinistra anche al di sopra del sindaco Zanonato, a cominciare da quella col segretario uscente del Pd Pierlugi Bersani, di casa negli ambienti riminesi e delle coop bianche fin da quando era ministro del governo Prodi. Senza contare l’astro nascente di Matteo Renzi: anch’egli legato a doppio filo alla compagnia di giro in virtù del sodalizio con Marco Carrai, ciellino doc che ne gestisce i rapporti col vasto mondo economico cattolico.

Il mondo politico di riferimento di cielle che si presentava diviso e litigioso ai nastri di partenza della campagna elettorale si ritrova dunque unito e allargato fin oltre i propri confini al governo. Sotto questo profilo il montiano Mauro e il pidiellino Lupi rappresentano le due diverse anime del movimento ciellino. Ambedue folgorati da don Giussani negli anni degli studi universitari e da Silvio Berlusconi nell’età della ragione, il primo ha preso poi la strada di Strasburgo e il secondo quella di Roma. Ma soprattutto Mauro, classe 1961, rappresenta la componente che prima delle ultime elezioni ha ricusato il lungo sodalizio col Cavaliere: da capogruppo azzurro a Bruxelles ha assecondato il distacco politico dal Ppe del Cavaliere e l’endorsement all’ex premier Mario Monti in sintonia con le indicazioni centriste della Fondazione per la Sussidiarietà di Vittadini. Un percorso che ha portato alla sua candidatura al senato nelle file di Scelta civica, con annesse polemiche in corso di campagna elettorale che hanno avvelenato e diviso il popolo ciellino. Lupi invece, classe 1959, dopo aver esercitato il sorriso ai banchetti degli appunti con cui la Cusl fa proseliti all’università e fatto gavetta al Sabato, ha esordito nella politica milanese con lo scudocrociato durante l’amministrazione leghista di Formentini e da quando si è affiliato al Berlusconi non se n’è mai discostato.

Ora Mauro amministra un portafogli il cui bilancio nel 2013 è cresciuto da 19,96 a 20,93 miliardi di euro e che, stando alle previsioni di spesa tracciate dalla Nota aggiuntiva, sarà di 20,48 miliardi nel 2014 e 21,02 miliardi nel 2015. Assai rilevante è anche l’ambito di intervento del ministero delle Infrastrutture e trasporti (Mit) di Lupi. Specie se letto in relazione a quello del ministero per lo Sviluppo economico (Mise) affidato a Zanonato. Per farsi un’idea del territorio d’iniziativa dei due dicasteri vale la pena consultare il sito www.cantierecrescita.gov.it, che raccoglie le misure promesse in collaborazione: infrastrutture, edilizia, trasporti, energia e green economy, agenda digitale, innovazione, export, credito e finanza d’mpresa, liberalizzazioni, concorrenza e – last but not least – comunicazioni, tv e frequenze. Un portafogli in cui ce n’è proprio per tutti: dal cavaliere alla Cdo, appunto.

E se è vero che la titolarità dell’istruzione e della sanità è stata tenuta al riparo dalle mire cielline, c’è ancora da appurare che i seguaci della Cdo non rientrino dalla finestra dei sottosegretari. Senza contare che sia Mauro che Lupi, oltre allo stesso premier Letta e al suo vice Alfano, fanno parte dell’intergruppo della sussidiarietà che coniuga trasversalmente l’esecutivo.

di Cosimo Rossi