Ora è tutto nelle mani del governo indiano. La suprema corte di New Delhi ha deciso infatti stabilito di lasciare la decisione di come condurre le indagini sul caso dei Marò, Massimiliano Latorre e Salvatore Girone, all’esecutivo. Le autorità avevano già incaricato la polizia antiterrorismo Nia di investigare sul caso, quindi la competenza rimane a questo organismo. La priorità rimane quella di agire nel più breve tempo possibile. 

E’ stata un’ordinanza letta dal presidente del massimo organismo giudiziario indiano Altamas Kabir, a capo di una sezione di tre giudici, a stabilire che “non è responsabilità della Corte Suprema decidere quale tipo di agenzia di polizia utilizzare per le indagini”. La palla è quindi passata al governo, a cui è stata lasciata la facoltà di usare l’organismo “più appropriato” e anche la scelta delle leggi da applicare. L’Italia aveva contestato duramente il ricorso a una legge sulla sicurezza marittima, la Sua Act, che prevedeva sulla carta fino a una possibile pena di morte.

Poi l’impulso a fare presto. La Corte ha detto che il tribunale speciale che dovrà giudicare i due marò dovrà “essere esclusivamente dedicato a quel caso” e che “dovrà operare con ritmo quotidiano“. Tali condizioni erano già state stabilite nella sentenza del 18 gennaio in cui si trasferiva la giurisdizione dallo stato del Kerala a New Delhi. Su richiesta dell’avvocato dei marò Mukul Rohatgi, il giudice Kabir ha aggiunto peraltro nella sua ordinanza che l’Italia ha la possibilità di presentare ricorso “nelle sedi appropriate” contro l’utilizzazione della Nia. E’ stato anche precisato che i due fucilieri rimangono in libertà su cauzione e che continueranno a risiedere nell’ambasciata d’Italia a New Delhi.

I due fucilieri del reggimento San Marco sono accusati di aver ucciso due pescatori a largo delle coste del Kerala nel febbraio del 2012.