Le piccole e medie imprese italiane segnano un record, ma non è una buona notizia. Lo ribadisce un allarme lanciato dalla Bce che sottolinea come le pmi italiane e spagnole siano al ‘top’ nell’Eurozona per quanto riguarda il peggioramento di utili e fatturato fra ottobre 2012 e marzo 2013. Quelle della Penisola, poi, “hanno contribuito più di tutte all’aumento netto della necessità di prestiti bancari e aumento dello scoperto”. Nel periodo in oggetto, del resto – aggiunge la Bce – le piccole e medie imprese di tutta l’Eurozona hanno visto “un aumento delle necessità di finanziamento” accoppiato a “un peggioramento della disponibilità di prestiti bancari“, quest’ultimo tuttavia in fase di attenuazione.

Il presidente della Banca Centrale europea, Mario Draghi, aveva già messo il dito nella piaga, anche se è stata la stessa Bce a cavallo tra il 2011 e il 2012 a concedere liquidità a tassi risibili agli istituti europei senza vincoli d’investimento. In un’intervista al Wall Street Journal, la “Rock star Draghi”, come era stato definito, il 15 aprile scorso aveva strigliato le banche per i tassi di prestito giudicati troppo alti ricordando come le aziende dei Paesi periferici, come quelle italiane, siano costrette a pagare interessi più alti rispetto alle imprese dei Paesi considerati più solidi. “E questo è un enorme problema per le piccole e medie imprese, che rappresentano il 98% delle aziende in Eurolandia, il 75% dell’occupazione e in genere non hanno alternative ai finanziamenti bancari”. Citando uno studio di Goldman Sachs, il Wsj sottolineava poi che le Pmi in Italia e Spagna pagano quasi il 6% d’interesse su un prestito di 1,5 miliardi di euro compreso tra uno e cinque anni, mentre le aziende concorrenti di Germania e Francia lo stesso ammontare di denaro circa il 3,5 per cento.

E il Codacons chiede che la Bce faccia la sua parte contro la crisi abbassando i tassi di interesse. “Per la Bce – si legge in una nota dell’associazione dei consumatori – il peggioramento delle prospettive di crescita ha pesato sulle condizioni più difficili di accesso al credito per le piccole e medie imprese italiane più che altrove nell’Eurozona. La Bce farebbe bene a non limitarsi a fotografare quello che sta accadendo o a stimolare i Governi, ma a prendere le misure necessarie di politica monetaria per favorire la crescita e l’accesso al credito”. L’associazione di consumatori, in particolare, chiede un abbassamento deciso del tasso ufficiale di riferimento di 0,50 punti, ossia di portare il costo del denaro allo 0,25 per cento dall’attuale 0,75, e una nuova immissione di liquidità nel sistema, considerato che i precedenti prestiti di 116 miliardi del dicembre 2011 e di 139 del febbraio 2012 sono stati appunto tutti destinati all’acquisto di Bot e non certo a risolvere il problema della stretta del credito che sta attanagliando imprese e famiglie.