“Se le banche in alcuni Paesi non prestano a tassi ragionevoli, le conseguenze per l’Eurozona sono gravi”. E’ la riflessione di Mario Draghi, presidente della Bce, durante un intervento all’Università di Amsterdam. Secondo il numero uno della Bce “è particolarmente sconcertante” che le piccole medie e imprese soffrano più delle grandi aziende, “dato che fanno i tre quarti dell’occupazione”. Alla radice della crisi europea c’è il fatto che “gran parte dei Paesi sotto stress soffrono di una perdita di competitività cronica”. Per Draghi“la via d’uscita è ritrovare la competitivita” attraverso “ambiziose riforme strutturali”.

”La maggior parte delle misure non convenzionali adottate dalle banche centrali in giro per il mondo sono molto simili – spiega Draghi – solo l’approccio è diverso. La Bce opera in un contesto particolare” con 17 Paesi. Il numero uno dell’Eurotower spiega che, “a differenza di Paesi con una vera e propria struttura federale o con un’unica autorità di bilancio, l’Eurozona è composta da diversi Paesi sovrani”. E quindi “il debito di ognuno di questi ha caratteristiche diverse per quanto riguarda la liquidità e il profilo di rischio”. Pertanto, conclude Draghi, “non c’è una misura univoca per definire il premio di rischio nell’area euro”.

La strigliata alle banche potrebbero essere diretta conseguenza di un articolo. Oggi l’ex governatore della Banca d’Italia è protagonista di un articolo del Wall Street Journal: “La Rock star Draghi deve incidere una nuova canzone per l’Europa” titola il giornale celebrando lo status “di prima celebrità” tra i banchieri centrali per aver salvato l’euro, e spiegando però che ora è sotto pressione per trovare il modo per rilanciare la ripresa in Eurolandia. Infatti, sottolinea il quotidiano a stelle e strisce, ormai si “crede nell’onnipotenza” delle banche centrali per ravvivare la crescita. Il programma Omt, l’acquisto illimitato di titoli di stato varato dalla Bce, ha scoraggiato i mercati dallo scommettere contro la rottura dell’euro ma, spiega il Wsj, “la trasmissione della politica monetaria” nell’eurozona non ha ancora ripreso a funzionare come dovrebbe. Le aziende dei Paesi periferici, come quelle italiane, devono pagare interessi più alti rispetto alle imprese dei Paesi core. “E questo è un enorme problema per le piccole e medie imprese, che rappresentano il 98% delle aziende in Eurolandia, il 75% dell’occupazione e in genere non hanno alternative ai finanziamenti bancari”. Citando uno studio di Goldman Sachs, il Wsj sottolinea che le Pmi in Italia e Spagna pagano quasi il 6% d’interesse su un prestito di 1,5 miliardi di euro compreso tra uno e cinque anni, mentre le aziende concorrenti di Germania e Francia circa il 3,5%. Quindi da Draghi ci si aspetta un nuovo colpo ad effetto per “risolvere questa situazione”, afferma il quotidiano Usa, chiedendosi però in che modo? Alcuni sostengono che la Bce dovrebbe utilizzare il proprio bilancio per allentare le sofferenze delle Pmi, ma per il Wsj questo piano comporta tre problemi.

Innanzitutto, è difficile distinguere fino a che punto la stretta sul credito nei Paesi in crisi rifletta la mancanza di domanda. Poi la Bce dovrebbe inevitabilmente prendere dei rischi sui prestiti eventualmente erogati alle Pmi e infine l’Istituto guidato da Draghi dovrebbe far attenzione che il tentativo di sostenere il modello finanziario fallimentare di oggi non impedisca la nascita di un nuovo sistema più sostenibile.

Il quotidiano Usa spiega quindi che la priorità di chi sta mettendo a punto le nuove regole finanziarie in Europa, dovrebbe essere quella di incoraggiare e non impedire l’emergenza di nuovi fornitori di credito, come assicurazioni, fondi comuni o perfino grandi aziende. In conclusione per il Wsj, dalle ceneri del sistema bancario europeo ne potrebbe nascere uno nuovo e più solido, però per realizzarlo “non sono necessari banchieri centrali superstar ma servono politici con una visione di lungo termine”.