Nonostante gli annunci, le riforme della sanità varate dal governo Monti sono ancora di fatto lettera morta. Dall’intramoenia agli studi dei medici di famiglia h24 e i nuovi livelli essenziali di assistenza, é tutto fermo, tra impasse politico, regolamenti attuativi non approvati e mancanza di risorse economiche. L’unica certezza é che da qui al 2015 i tagli alla spesa sanitaria continueranno, arrivando a sottrarre al Sistema sanitario nazionale, tra il 2011 e 2015, ben 30 miliardi di euro, secondo i calcoli della Cgil, grazie ai provvedimenti decisi dai governi Berlusconi e Monti. Ma andiamo con ordine.

Per quanto riguarda l’intramoenia, cioé la possibilità per i medici pubblici di effettuare visite in regime di libera professione, il famoso ‘decretone’ Balduzzi era intervenuto, prevedendo la tracciabilità di tutti i pagamenti, e che si potesse esercitare l’intramoenia negli studi privati ma collegati in rete con le Asl, ”in via residuale” (cioé solo laddove si fosse verificata la effettiva mancanza di spazi all’interno delle strutture pubbliche) e ”previa sottoscrizione di una convenzione annuale rinnovabile tra il professionista interessato e l’azienda sanitaria di appartenenza, sulla base di uno schema tipo”. Ora questo schema tipo é stato approvato il 13 marzo scorso dalla Conferenza Stato-Regioni, a condizione però di una proroga di sei mesi per l’avvio della sperimentazione (che dovrebbe essere monitorata dalle singole Regioni e terminare a febbraio 2015). “Le regioni – spiega Massimo Cozza, segretario nazionale FpCgil Medici – avrebbero dovuto mettere in atto la rete telematica, necessaria a monitorare l’attività del medico nello studio privato. Ma continuano a non esserci controlli, perché le regioni non hanno fatto niente finora”.

Poi c’é il decreto sui livelli essenziali di assistenza (lea). Rinnovato da Balduzzi a fine 2012, ha rivisto l’elenco delle circa seimila prestazioni e servizi garantiti dalla sanità pubblica, che attendevano da anni l’aggiornamento dopo la loro prima definizione del 2001. Questo nuovo documento, che prevede tra l’altro l’ingresso di 110 malattie rare, cinque patologie croniche, la diffusione dell’anestesia epidurale per il parto e la ludopatia, oltre a controlli più stringenti contro le prescrizioni ‘facili’, non é però ancora operativo. Serve infatti il vaglio delle Regioni (cui é stato inviato il 13 marzo), e il via libera del ministero dell’Economia, per poi essere tradotto in un decreto del Presidente del Consiglio dei ministri e avere il parere delle commissioni parlamentari competenti.

Altra riforma rimasta sulla carta é quella della medicina generale, che avrebbe dovuto portare ad associazioni di medici di base, in modo da avere studi aperti tutto il giorno, sette giorni su sette, dove poter fare anche esami e prelievi. “Monti e Balduzzi – rileva Cozza – avevano promesso che tutto sarebbe partito entro sei mesi, e invece non é cambiato nulla. L’assistenza territoriale é ancora un miraggio”. Per rendere operativa la riforma servirebbe un atto di indirizzo delle Regioni per aprire le trattative, anche con i medici di famiglia, ma anche qui nulla si muove. E poi c’é il provvedimento sugli standard ospedalieri, che dovrebbe fornire la linea guida su cui operare anche la riduzione-riorganizzazione dei posti letto, nuovamente rinviato. “Qui si sta facendo il gioco delle parti – commenta Costantino Troise, segretario nazionale dell’Anaao-Assomed (associazione dei medici dirigenti) – Anche se si dicono contrarie, diverse regioni, come Toscana e Liguria, hanno già iniziato a tagliare strutture complesse e più posti letto ospedalieri del necessario”.

Tutto questo mentre le risorse destinate al Ssn continuano a essere tagliate. Secondo i dati dell’università di Tor Vergata, gli italiani hanno a disposizione un portafoglio sanità inferiore del 34% rispetto a quello dei cittadini dell’Europa a 10, se si considera pubblico e privato, e del 32% in meno se si prende in esame solo la sanità pubblica. “Siamo in un impasse deleterio – conclude Cozza – perché mentre le riforme sono bloccate, i tagli programmati non si fermano. Ad esempio, se non si trovano soluzioni, dal 2014 scatterà un nuovo aumento di 2 miliardi sui ticket. Abbiamo calcolato che dal 2011 al 2015 i tagli alla sanità saranno di circa 30 miliardi di euro”. Ma con le regioni che tengono ferme le riforme perché vogliono prima definire con lo Stato la partita del finanziamento al Ssn, e un Governo che al momento manca, e non si sa se e quanto durerà, il panorama non é dei più rosei.