Pirati informatici che si autodefiniscono “Gli hacker del Pd’’ entrano nelle mail dei parlamentari 5 Stelle e minacciano di pubblicarne il contenuto se non verranno esaudite le loro richieste: la “pubblicazione immediata” dei “Redditi e patrimoni di Giuseppe Grillo e Gianroberto Casaleggio, nonchè il “dettaglio dei ricavi derivanti dal sito ‘www.beppegrillo.it’ e correlati”. Il sito de L’Espresso riporta che le caselle di posta elettronica di una trentina di eletti M5S sono state “bucate” per mesi e il loro contenuto letto e “salvato”. I “pirati” in un messaggio sul loro sito pubblicato anche su youtube, minacciano M5S di rendere noto il contenuto integrale delle mail dei parlamentari se la loro domanda di trasparenza sui conti del Movimento non troverà riscontro. Una vicenda sulla quale è intervenuta anche la Procura di Roma che ha aperto un’inchiesta, affidata alla polizia postale.

La prima casella ‘pubblicata’ è quella di Giulia Sarti, deputata ventiseienne del M5S, capolista grillina per l’Emilia-Romagna. Si tratta di una casella di Hotmail. Il link fornito dagli hacker, su Bayfiles o SkyDrive, non sembra funzionare e risulta impossibile scaricare il file ‘zippato’ che dovrebbe contenere le mail ‘rubate’. In più, il collegamento su Skydrive è di “Adelmo Rizzo” (leggi), anche se, probabilmente, si tratta di uno pseudonimo. La stessa deputata aveva prima minimizzato la notizia su facebook dove scriveva: “Lo scandalo dell’Espresso su un presunto furto di mail ai miei danni è una bufala. Come ogni persona può verificare, i file caricati su Internet dai presunti hacker sono vuoti, non contengono nulla!”.

Poi è arrivata la marcia indietro, sempre via web. Con un video su You Tube, stavolta, Giulia Sarti, insieme al collega Stefano Vignaroli, denuncia la violazione della propria posta elettronica. “Amici della rete, questa mattina è successa una cosa piuttosto grave: un gruppo di presunti hacker  ha comunicato di essere entrato in possesso delle caselle di posta di molti parlamentari del M5S. Hanno fatto un video ed una rivendicazione. Questa mattina pensavamo fosse una bufala perchè i file non si riuscivano a scaricare, poi ci siamo accorti che questi file venivano diffusi in reti e si tratta delle caselle di posta personali ed interamente disponibili e scaricabili mie e di Stefano Vignaroli”, recita la deputata.

E avverte di essere già corsa ai ripari. “Ovviamente abbiamo già allertato magistratura e polizia postale. Speriamo di individuare presto i responsabili e diffidiamo chiunque da pubblicare la nostra posta – aggiungono la Sarti e Vignaroli – Pensate a cosa si può provare in una violazione di questo tipo. Noi siamo vostri dipendenti, personaggi pubblici, ma non implica che la nostra vita debba essere sbattuta su tutti giornali, in televisione o in rete. Questo è ben diverso”. “Speriamo che la magistratura riesca ad arrivare ad una degna conclusione di questa vicenda”, conclude Giulia Sarti.

Poco dopo la pubblicazione dell’articolo sul sito, il Partito democratico in una nota ha preso le distanze dai pirati informatici: “Di fronte a notizie di stampa che parlano di fantomatici hacker che si ‘autodefiniscono vicini al Pd’ – scrive l’ufficio stampa del Pd – si precisa che non esiste alcun rapporto tra il Partito democratico e queste persone”. Nell’articolo si afferma che i giornalisti del settimanale hanno parlato con i responsabili dell’azione. Nel video si legge, mentre scorrono immagini di esponenti del movimento di Grillo: “Vi abbiamo osservato per lungo tempo. Abbiamo studiato ogni vostra mossa… E siamo rimasti delusi. Un movimento che poteva portare una speranza è finito per arricchire pochi. Promuovete la trasparenza… ma non la praticate in casa. E’ venuto il momento della resa dei conti. Abbiamo una copia di tutte le vostre email. Se non le volete vedere pubblicate dovete soddisfare alle nostre richieste”. Gli hacker minacciano di pubblicare ogni settimana il contenuto della casella email di un parlamentare ‘stellato’ diverso. Si tratta, sempre, di caselle che i parlamentari hanno presso provider privati e non di quelle di Camera e Senato: l’operazione sarebbe cominciata infatti nel novembre dello scorso anno, quando gli esponenti ‘spiati’ non erano ancora stati nemmeno candidati.