Si è sparato un colpo un testa perché non riusciva più a pagare l’affitto. Alessandro Comani, 59 anni, da quattro anni viveva da solo nell’appartamento al quarto piano di via dei Mille 12, a Bologna.  Padre di due figli, separato dalla moglie da parecchi anni, Comani era un imprenditore edile vessato dalla crisi economica. Difficoltà tali che gli rendevano difficile persino pagare l’affitto per l’appartamento dove risiedeva, tanto che aveva ricevuto lo sfratto. Ed è stata proprio la polizia a trovarlo privo di vita nel suo appartamento, morto a causa di un colpo di fucile. Stamani, infatti, quando l’ufficiale giudiziario e il proprietario dell’immobile hanno suonato al citofono nessuno ha risposto. A quel punto la polizia è intervenuta forzando la porta e trovando il corpo senza vita di Comani.

“Nessuno si aspettava una cosa del genere”, racconta il figlio di una coppia che abita sotto all’appartamento del suicida, “era una persona perbene educata e non aveva mai mostrato segni di disagio o sofferenza“. Nel palazzo nessuno ha sentito il rumore dello sparo, tuttavia le difficoltà economiche dell’inquilino erano note. “Era una brava persona, ma mi sembrava avesse un viso triste – racconta una vicina, che abitava dirimpetto all’appartamento occupato dall’imprenditore – so che viveva da solo, era sempre gentile, cortese, ci salutavamo, ma non sapevo che avesse problemi economici così gravi”.

Ora la polizia cercherà di delineare la dinamica di ciò che è accaduto, per capire, innanzitutto, se l’uomo abbia atteso l’arrivo dell’ufficiale giudiziario per togliersi la vita, o se fosse già morto quando il campanello della sua abitazione ha suonato. In casa sarebbero stati trovati alcuni biglietti.

Secondo i vicini, Comani e il proprietario, comunque, erano conoscenti, e l’imprenditore aveva affittato l’appartamento dopo la morte della madre del proprietario, che prima lo occupava.