E’ costituzionale o meno la rielezione di Giorgio Napolitano alla Presidenza della Repubblica, al di là del mero dato formale? La fretta e l’urgenza dei sostenitori di un settennato bis, nonostante la sua indisponibilità a restare al Quirinale, ribadita appena qualche giorno fa, hanno messo da parte la seppur minima riflessione di allineamento di questo inusuale escamotage anticrisi rispetto alla nostra Carta.

Il nostro sistema costituzionale, come è noto, prevede che il Capo dello Stato sia un soggetto politicamente irresponsabile. Ovvero, per garantire la sua autonomia e libertà, il nostro ordinamento prevede la “non responsabilità” per qualsiasi atto compiuto nell’esercizio delle sue funzioni, tranne per i due reati esplicitamente previsti dalla Costituzione: l’alto tradimento o l’attentato alla Costituzione, cioè una violazione delle norme costituzionali tale da stravolgere i caratteri essenziali dell’ordinamento.

La sua rielezione, invece, sostanzialmente viola tale principio. Effettivamente l’articolo 85 della Costituzione non contiene alcun limite alla possibilità che il presidente alla fine del suo mandato venga rieletto, anche se in sottocommissione in Assemblea Costituente si era deliberato che il mandato non fosse rinnovabile, proprio perché inerente ad un soggetto politicamente irresponsabile. Il limite alla rieleggibilità si giustifica proprio con l’esigenza di uno svolgimento più corretto ed imparziale delle sue funzioni, riconducibili alla funzione di indirizzo politico di garanzia, piuttosto che all’indirizzo politico di governo.

La rieleggibilità, al contrario, può significare il riconoscimento di una responsabilità politica e dunque della titolarità illegittima di poteri politici autonomi, anche funzionali alla “cattura” di un successivo ed eventuale consenso politico.

Una parte della dottrina ritiene in tal senso che si sia formata una sorta di convenzione costituzionale che impedisca la rielezione. A favore della tesi di non rieleggibilità gioca anche la lunga durata dell’incarico: in caso di rielezione, come avvenuto con Napolitano, il presidente resterebbe in carica ben quattordici anni, che nella vita istituzionale può essere considerato un periodo troppo lungo.

Si consideri inoltre che il presidente della Repubblica ha negli anni di fatto assunto un ruolo politico forte, anche oltre la Costituzione, e dunque stabilire la sua rieleggibilità suscita molte preoccupazioni.