Enrico Letta presidente del Consiglio, Angelino Alfano vicepremier, Luciano Violante alla Giustizia, Mario Monti agli Esteri, Giancarlo Giorgetti viceministro all’Economia, Gaetano Quagliariello alle Riforme. Non è uno scherzo. Forse una provocazione, ma non uno scherzo. E’ la rosa di nomi che i partiti avrebbero pronta per formare il governo di transizione, possibile con il secondo mandato di Giorgio Napolitano che – cosa non secondaria – fino a qualche settimana fa non aveva la possibilità di scogliere le Camere, ma ora da “nuovo” capo dello Stato riassume la pienezza dei poteri.

Era stato ipotizzato che l’ossatura dell’esecutivo di transizione, di scopo o di natura “costituente” (le definizioni si sprecano esattamente come un mese fa), fosse quella dei membri dei “saggi” nominati da Napolitano venti giorni fa. Ma di quelle “commissioni presidenziali” è rimasta solo la componente politica e non quella tecnica: non ci sono né Valerio OnidaEnrico GiovanniniSalvatore Rossi. Lunedì avverrà l’insediamento di Napolitano, martedì verosimilmente saranno in programma i discorsi pronunciati davanti alle Camere, mercoledì inizieranno le consultazioni. Già nella seconda parte della settimana o tutt’al più all’inizio di quella successiva potrebbe finalmente nascere un nuovo esecutivo. Dunque secondo quanto gira al momento tra i partiti il possibile capo del governo di larghe intese sarebbe Enrico Letta (ma Rosy Bindi, nel tutti contro tutti del Pd, dice già di no) con due vice, Alfano e Mario Mauro (Scelta Civica). Gli altri candidati a Palazzo Chigi sono Giuliano Amato e – di nuovo – Pietro Grasso. Il Guardasigilli sarebbe Violante (ma Paola Severino è stata apprezzata per il proprio equilibrio) il ministro del Lavoro sarebbe Paolo Baretta (Pd), agli Interni resterebbe Anna Maria Cancellieri, alla Farnesina (per sua stessa richiesta) andrebbe Mario Monti. Ancora in forse lo Sviluppo Economico, forse potrebbe andare a Paolo Romani, ma Corrado Passera potrebbe continuare a occupare quella sedia. Come detto troverebbero posto gli altri “saggi”. Gaetano Quagliariello avrebbe la delega alle Riforme istituzionali, mentre il leghista Giorgetti potrebbe essere vice all’Economia (che potrebbe andare a un tecnico, come il governatore della Banca d’Italia Ignazio Visco o il direttore generale Fabrizio Saccomanni o l’altro uomo forte di Palazzo Koch, il “saggio” Salvatore Rossi).

Certo, sono le proposte dei partiti e non è detto che Napolitano le accetti. L’altra ipotesi in campo è che si torni all’opzione di un governo “istituzionale”, tecnico, insomma senza politici. I nomi che girano saranno sempre gli stessi. Certo, la Lega ha già chiarito che istituzionale o di larghe intese un governo con Giuliano Amato presidente del Consiglio non avrebbe il sostegno della Lega Nord. Nel quadro ideale sarebbe coinvolto anche il candidato al Quirinale per il Movimento Cinque Stelle Stefano Rodotà in qualità di ministro. Il Messaggero fa anche i nomi di Milena Gabanelli, Emma Bonino e Gustavo Zagrebelsky, quest’ultimo il più improbabile visto che si schierò apertamente a favore della Procura di Palermo e contro la decisione del presidente della Repubblica di ricorrere alla Corte costituzionale nella vicenda delle intercettazioni telefoniche in cui si sentivano parlare il capo dello Stato e Nicola Mancino. Ma il fatto che un componente “in quota Cinque Stelle” entro in un esecutivo di larghe (larghissime) intese sembra fantascienza. Non solo: il giurista ex Garante ha già chiarito più volte che non si farebbe “utilizzare”, non è uno che scambia poltrone. Allo stesso tempo i Cinque Stelle non si presterebbero mai a sostenere un governo con tutti gli altri partiti.

I protagonisti si schermiscono: “Lei immagina un futuro decisamente improbabile” risponde Monti a chi gli chiede se possa guidare il ministero dell’Economia. “Due bischerate” dichiara Enrico Letta. Però le agenzie riferiscono di un siparietto significativo avvenuto in un corridoio di Montecitorio: “Presidente, presidente” ha gridato Gaetano Quagliariello per attirare l’attenzione dello stesso Letta. Il senatore del Pdl ha salutato l’esponente del Pd “affidandogli l’incarico”. Letta, però, non si è nemmeno girato e solo dopo l’insistenza di Quagliariello ha capito che quel “presidente” era riferito a lui: “Non ho capito, non mi sentivo chiamato in causa io” ha risposto il vicesegretario democratico. Un attimo prima, di fronte ai cronisti, Letta aveva di nuovo definito “balle giornalistiche” la presenza del suo nome nella prossima squadra di governo. “Ora la parola passa al capo dello Stato”, aveva aggiunto.

In ogni caso il ministro dell’Economia uscente Vittorio Grilli traccia la linea da tenere. “Ritengo che il prossimo governo dovrà per forza ripartire dall’Agenda Monti. Continuo a considerare l’agenda Monti un buona base che, ovviamente, potrà essere migliorata in futuro”.